Il token AVICI, legato a una neobank che offre carte di pagamento in criptovalute, ha perso fino al 49% del proprio valore nell’arco di ventiquattro ore. Il crollo segue un attacco informatico presunto, che avrebbe sottratto una cifra vicina a 1,1 milioni di dollari dai sistemi collegati ai servizi della piattaforma. Il prezzo ha poi recuperato parte del terreno perso, ma resta ben sotto i livelli precedenti l’episodio.
Le prime ricostruzioni indicano che l’attacco abbia colpito l’infrastruttura che gestisce le carte emesse dalla società. Secondo quanto riferito da Soldionline, ignoti sarebbero riusciti a spostare fondi collegati ai conti degli utenti tramite operazioni non autorizzate. Non è ancora chiaro quale falla tecnica abbia permesso l’operazione, né se riguardi il codice del protocollo o i controlli interni dell’azienda.
La caduta del token racconta più la fiducia perduta che il valore reale del progetto. Basta un episodio isolato per spingere gli utenti a vendere in massa, soprattutto quando gli scambi si concentrano su pochi exchange e la liquidità resta bassa. In queste condizioni anche un ordine di vendita relativamente piccolo sposta il prezzo in modo sproporzionato.
La società non ha ancora fissato una tempistica per un eventuale rimborso a chi ha subito perdite dirette. Le informazioni circolate finora arrivano soprattutto da canali informali tra operatori del settore, non da un comunicato ufficiale con numeri verificabili. Finché non arriva un resoconto tecnico dettagliato, l’entità reale del danno resta una stima.
L’episodio riaccende l’attenzione su un problema strutturale delle piattaforme che uniscono servizi bancari e criptovalute: spesso operano in un perimetro normativo meno definito rispetto alle banche tradizionali. Le tutele per chi deposita fondi, che nel sistema bancario passano da schemi di garanzia e vigilanza consolidata, qui dipendono in gran parte dalla solidità tecnica e dalla trasparenza volontaria di ciascuna piattaforma.
È quello che in gergo si chiama rischio di controparte: la possibilità che il prezzo di un asset crolli non per un cambiamento nei fondamentali, ma per un cedimento nei sistemi che lo custodiscono. Con le carte crypto, pensate per la spesa quotidiana, questo rischio tocca direttamente chi le usa come un normale strumento di pagamento, non solo chi possiede il token come investimento.
Nei prossimi giorni tre elementi diranno se AVICI riesce a ricostruire fiducia: un racconto pubblico e verificabile di quanto accaduto, le forme di compensazione previste per chi ha subito perdite dirette, e gli interventi annunciati sui controlli di sicurezza interni. La velocità con cui la neobank risponderà a queste domande peserà sul prezzo del token più di qualsiasi altro fattore nel breve periodo.
Chi tiene fondi su carte o wallet legati a piattaforme simili dovrebbe verificare fin da ora, non dopo un episodio del genere, quali garanzie offre l’emittente in caso di attacco informatico e se esiste un tetto di copertura sui fondi custoditi.
Dati e prime ricostruzioni riportati da Soldionline nell’articolo pubblicato il 30 agosto 2026.