Il Tesoro ha collocato oggi due tranche di BOT, i Buoni Ordinari del Tesoro con cui lo Stato italiano si finanzia entro l’anno, per 9 miliardi di euro complessivamente, tra un titolo nuovo e la riapertura di uno già esistente. Lo riporta borse.it, che ha seguito i risultati dell’asta pubblicati questa mattina. Il dato più interessante non è la cifra raccolta ma il prezzo pagato per raccoglierla: il rendimento sulla nuova emissione a un anno è salito al 2,967%, venti punti base sopra l’asta di agosto.
Il nuovo titolo, con scadenza a settembre 2027, ha ricevuto richieste per oltre 10 miliardi a fronte di appena 7,5 miliardi assegnati. Il rapporto tra domanda e assegnato si ferma quindi a 1,39, un livello che segnala interesse solido ma non eccezionale rispetto alle aste precedenti, quando la copertura era stata più ampia. Il prezzo di aggiudicazione, 97,08, significa che chi ha comprato oggi incasserà 100 euro alla scadenza. Quella differenza tra prezzo pagato e valore di rimborso è il modo in cui il Tesoro remunera chi gli presta soldi per un anno, invece di girare una cedola periodica come fanno i BTP.
Il secondo titolo era una riapertura, non un’emissione nuova: un BOT partito a gennaio di quest’anno e ora a quattro mesi dal rimborso, fissato per gennaio 2027. Il suo rendimento si è fermato al 2,60%, più basso di quello del titolo appena nato perché la scadenza è più vicina e il rischio residuo minore. Su questa linea la domanda si è fermata a 2,52 miliardi, di cui 1,5 miliardi assegnati a un prezzo di 99,127. Lo stock complessivo di questo BOT arriva così a 10,3 miliardi ancora in circolazione, tre volte il valore assegnato oggi.
Sommando tutte le emissioni a breve termine, lo stock di BOT in circolazione tocca 144,46 miliardi di euro al 14 settembre. È un numero che conta doppio. Per lo Stato, perché ogni rendimento più alto rende più caro rifinanziare il debito che scade nei prossimi mesi: un titolo emesso oggi al 2,967% costa allo Stato più di uno emesso ad agosto agli stessi termini. Per chi risparmia, perché fissa il tasso di riferimento a cui confrontare qualsiasi alternativa a un anno, dal conto deposito al fondo monetario.
Un BOT che paga quasi il 3% lordo prima delle imposte resta un termine di paragone diretto per chi valuta dove parcheggiare liquidità per dodici mesi, da confrontare con le offerte dei conti deposito a vincolo simile prima di scegliere dove far fruttare i risparmi. Il riferimento aggiornato, per chi guarda ai prossimi collocamenti, è proprio questo 2,967%.
Dati e dettagli dell’asta riportati da borse.it il 9 settembre 2026.