Il Tesoro ha collocato due Buoni ordinari del Tesoro per un totale di 4,5 miliardi di euro, nell’asta di fine mese annunciata questa mattina dal Mef. Si tratta di un titolo a dodici mesi e di uno a sei mesi, entrambi alla terza tranche di un’emissione già esistente.

Il BOT annuale, con scadenza il 14 dicembre 2026, ha raccolto richieste per 3,38 miliardi di euro a fronte di un’assegnazione di 2 miliardi. Il rapporto tra domanda e offerta si è fermato a 1,69, segno di un interesse ampio rispetto ai titoli messi sul mercato. Il rendimento medio semplice è arrivato al 2,472%, con un prezzo medio di 99,284. Era stato emesso il 12 dicembre dello scorso anno, e con il collocamento di oggi il suo stock complessivo sale a 11,90 miliardi di euro.

Il BOT semestrale, in scadenza il 29 gennaio 2027, ha invece assegnato 2,5 miliardi su richieste per 4,13 miliardi, con un rapporto tra domanda e offerta di 1,64. Il rendimento in questo caso ha superato il 2,6%, fermandosi esattamente al 2,607%: più alto di quello del titolo a dodici mesi, nonostante la durata più breve. Emesso lo scorso 31 luglio, questo titolo arriva ora a un totale in circolazione di 10,75 miliardi di euro.

Quel differenziale tra i due rendimenti non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. Riflette le aspettative del mercato sui prossimi mesi di politica monetaria della BCE, più che un problema di affidabilità del debito italiano. Quando i tassi a breve restano temporaneamente più remunerativi di quelli a un anno, gli investitori stanno scontando un percorso dei tassi che non sarà lineare nei prossimi trimestri.

Il ministero ha anche reso noto lo stock complessivo dei titoli ancora sul mercato. Al 31 agosto, i BOT in circolazione superano i 144,3 miliardi di euro: è la base su cui lo Stato copre il proprio fabbisogno di cassa a brevissimo termine, e si aggiorna a ogni nuova asta.

Per chi ha liquidità da investire per pochi mesi, il confronto utile non è con il rendimento lordo esposto nei comunicati, ma con quello che resta una volta tolte le tasse. Fra un BOT semestrale e un conto deposito che sulla carta offre un tasso simile, la scelta si decide sul netto e non sul dato di facciata.

La copertura solida di entrambe le aste, con richieste superiori all’offerta in entrambi i casi, segnala una domanda che resta robusta per il debito italiano a breve termine, anche a fronte di rendimenti in calo rispetto ai picchi degli anni scorsi. Non è un dato che di per sé garantisce nulla sulle prossime emissioni, ma conferma che il collocamento di oggi non ha incontrato difficoltà di piazzamento.

Chi valuta dove parcheggiare la liquidità nei prossimi mesi dovrebbe rifare il conto al netto delle imposte prima di scegliere tra un BOT e un conto deposito, perché è lì che si gioca la differenza reale tra le due opzioni.

Dati dell’asta riportati da Borse.it in un articolo di Alessandra Caparello, pubblicato il 27 agosto 2026.