L’argento spot oscilla tra 62,8 e 65 dollari l’oncia nelle ultime sedute, ben lontano dai livelli di gennaio. Il rapporto tra il prezzo dell’oro e quello dell’argento è salito a 67,86, secondo i dati di FXStreet. Mercoledì i mercati vedevano crescere la probabilità che la Fed decidesse di alzare i tassi: la stima è passata dall’86,5% della vigilia al 92,5%, complice il rincaro del petrolio e dati sull’inflazione statunitense più alti delle stime.
Il 29 gennaio 2026 l’argento aveva segnato un massimo intraday di 121,6 dollari l’oncia, punta di un rally spinto da anni di deficit d’offerta, dalla domanda di pannelli solari e semiconduttori e dalla carenza di magazzini fisici nella piazza di Londra. Il giorno successivo il mercato ha vissuto uno dei ribassi più bruschi della sua storia, con oltre 40 dollari bruciati in una sola giornata: dai 121 dollari il prezzo è sceso sotto i 70, un tonfo del 31%. Nonostante il crollo, il mese di gennaio si è chiuso con un rialzo del 19%, un guadagno mensile che pochi avrebbero previsto dopo un tracollo simile.
Ai livelli attuali il metallo prezioso viaggia circa il 47% più in basso rispetto al picco toccato a fine gennaio. Il ritracciamento resta ampio, sebbene i prezzi restino storicamente elevati se confrontati con due anni fa.
Sui fondamentali le opinioni restano opposte. Il Silver Institute ha pubblicato il 10 febbraio 2026 una nota, basata sui calcoli di Metals Focus, in cui stima per l’anno il sesto deficit di mercato di fila, vicino a 67 milioni di once, coperto da una domanda industriale (tra fotovoltaico, veicoli elettrici ed elettronica) giudicata dall’istituto poco reattiva alle variazioni di prezzo.
Gregory Shearer, responsabile della strategia sui metalli industriali e preziosi di J.P. Morgan, legge la situazione in modo opposto. In una comunicazione datata 13 agosto 2026 scrive che quest’anno la domanda di argento per il fotovoltaico è destinata a calare di circa il 30 per cento, un arretramento che su base annua equivale a quasi 60 milioni di once in meno. Shearer collega il rallentamento al destocking cinese, dopo che ad aprile sono stati tolti gli incentivi fiscali sul fotovoltaico, e alle nuove barriere doganali imposte dall’India sulle importazioni.
Per la banca la scarsità fisica del mercato è destinata a rientrare in modo graduale. Le previsioni interne collocano il prezzo medio del 2026 vicino a 70,6 dollari l’oncia, con un ultimo trimestre più fiacco, appena sopra i 63 dollari, seguito nel 2027 da una media vicina a 63,9 dollari; il rapporto oro-argento risalirebbe quindi verso l’area 70-75, sopra l’attuale 67,86.
Chi ha un’esposizione in argento, tramite ETF fisici o quote di fondi sui metalli, dovrebbe seguire nelle prossime settimane i dati sulla domanda cinese di pannelli solari più che il prezzo spot in sé. È quel numero a stabilire se prevale lo scenario di deficit persistente descritto dal Silver Institute o la normalizzazione ipotizzata da J.P. Morgan.
Dati e stime riportati da Money.it in un’analisi pubblicata mercoledì 16 settembre 2026.