Anthropic, l’azienda che sviluppa il chatbot Claude, ha chiuso i primi sei mesi del 2026 in rosso: 80,7 miliardi di dollari di perdita netta. Il dato emerge dal prospetto informativo preparato per la quotazione, il documento S-1, trapelato e rivelato dal Wall Street Journal. Anthropic non ha commentato.
Il numero spaventa, ma va letto per pezzi. Circa 72 miliardi derivano da un onere contabile: le obbligazioni convertibili in azioni valgono di più di prima, e quella rivalutazione pesa sul conto economico senza far uscire denaro dalla cassa. Il rosso, quindi, non coincide con i soldi bruciati.
I soldi spesi davvero sono comunque tanti. Tra gennaio e giugno l’azienda ha investito in potenza di calcolo e infrastrutture poco meno di 9 miliardi di dollari: più dell’intero 2025. Per gli anni a venire prevede di spendere tra 500 e 750 miliardi, in dollari, per avere ancora più capacità elaborativa.
Dietro questa cifra c’è un limite di offerta. Secondo i documenti, Anthropic chiederebbe più calcolo di quanto i fornitori (soprattutto hyperscaler) possano o vogliano garantirle. Così l’azienda si assicura in anticipo chip, hardware e infrastrutture con impegni di lungo periodo, perché gli altri laboratori di IA corrono alla stessa velocità.
Sul lato dei ricavi il quadro è opposto. Anthropic ha incassato 16,8 miliardi di dollari tra luglio e settembre 2026, il 45% in più rispetto al trimestre precedente. Una crescita così rapida alimenta le attese sulla quotazione, che secondo quanto riportato potrebbe superare quella di SpaceX, finora la più grande di sempre.
Il prospetto, però, dedica circa un terzo delle pagine ai rischi, e non sono rischi di routine. Il primo è l’accesso ancora limitato al calcolo. Il secondo è una clientela poco numerosa, dettaglio che pesa su ricavi così concentrati. Il terzo riguarda i modelli stessi: se non sono allineati, scrive l’azienda guidata dai fratelli Amodei, possono provocare danni concreti.
Su questo punto Anthropic arriva a una conclusione rara in un prospetto. Un incidente catastrofico legato all’IA potrebbe costare più di qualsiasi polizza disponibile sul mercato, oppure risultare del tutto inassicurabile. Chi comprerà le azioni dovrà accettare un rischio che nessun assicuratore è pronto a coprire.
C’è poi un fronte più terreno, quello dei data center. L’ostilità dell’opinione pubblica verso la loro costruzione cresce, e l’azienda dovrà aprirne altri anche fuori dagli Stati Uniti per sostenere i piani di calcolo. Il consenso locale diventa così una variabile di costo, non solo di immagine.
Per orientarsi servono due dati. Il primo è la spesa in cassa dei prossimi trimestri, che separa il rosso contabile dai soldi usciti davvero. Il secondo è la data del debutto in Borsa, non ancora comunicata: da lì si capirà a quale valutazione il mercato è disposto a comprare questi numeri.
Notizia riportata da Forbes Italia il 21 ottobre 2026, che a sua volta cita il Wall Street Journal.