Andare al lavoro in auto costa oggi quanto una mensilità intera, secondo un’analisi della Cna, la confederazione degli artigiani e delle piccole e medie imprese, diffusa a metà 2026. Tra benzina, manutenzione, gomme e parcheggi il pendolarismo pesa per circa 2.000 euro l’anno a famiglia. Il conto è già più salato di così: martedì 15 settembre il Mimit ha registrato, per la rete self service, una media di 2,12 euro al litro sulla benzina, con il gasolio salito a 2,23 euro e il diesel oltre i 2,3 euro sulle tratte autostradali.
Il meccanismo individuato dalla Cna è semplice: chi si trasferisce in periferia per pagare un affitto più basso finisce per restituire buona parte del risparmio alla pompa di benzina. A Milano il vantaggio teorico di vivere fuori città si aggira sui 5.400 euro l’anno, ma più di 2.300 euro finiscono in spostamenti: il guadagno reale scende poco sopra i 3.000 euro. A Roma il conto è simile, con un risparmio di quasi 4.800 euro eroso da costi di mobilità superiori a 2.200 euro, per un saldo intorno ai 2.600 euro. Firenze e Bologna registrano numeri paragonabili.
Nelle città di dimensioni medie il rapporto si ribalta. A Napoli, Bari, Ancona e Perugia gli spostamenti assorbono oltre i due terzi del risparmio ottenuto sull’affitto. Scendendo verso Lecce, Salerno, Catanzaro e Potenza la quota sale all’85-90%: restare in periferia non conviene più: la mobilità azzera quasi del tutto il vantaggio sul canone.
Per stimare il proprio conto servono tre passaggi. Prima si moltiplicano i chilometri del tragitto giornaliero per i 220 giorni lavorativi, poi si divide per il consumo dell’auto, circa 15 chilometri con un litro, e si applica il prezzo aggiornato del carburante. Infine va sommato tutto quello che il pieno non copre: assicurazione, bollo, gomme, tagliandi e svalutazione del mezzo, voci che le tabelle ACI valorizzano in modo indicativo a 0,45 euro al chilometro. Con un tragitto di 20 chilometri al giorno il solo carburante costa 622 euro l’anno, che diventano 1.980 euro considerando l’intero costo di esercizio.
A 40 chilometri il conto sale da 1.243 a 3.960 euro. A 60 chilometri, da 1.864 a 5.940 euro. Pedaggi e soste restano fuori da questi calcoli e vanno aggiunti a parte. Un abbonamento regionale su treno o bus, per confronto, costa quasi sempre meno di 250 euro l’anno.
Le tabelle ACI 2026, pubblicate il 23 dicembre 2025 nella Gazzetta Ufficiale al numero 297 e valide per l’intero anno, mostrano quanto costa tenere su strada ogni modello sulla base di una percorrenza di riferimento di 15.000 chilometri l’anno. Il punto che genera confusione è che il collegamento tra casa e lavoro non equivale a una trasferta ufficiale: il rimborso chilometrico esente si applica solo agli spostamenti fatti su richiesta del datore, quando il dipendente viene mandato altrove per lavoro, non al tragitto quotidiano verso l’ufficio.
Chi paga di tasca propria un abbonamento al trasporto pubblico locale, regionale o interregionale può detrarre il 19% dell’Irpef su una spesa massima di 250 euro, un risparmio che arriva fino a 47,50 euro, come previsto dall’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi. Se è l’azienda a pagare o rimborsare l’abbonamento, la somma non concorre invece a formare reddito, per il comma 2, lettera d-ter, dell’articolo 51 dello stesso testo unico. Le imprese più strutturate aggiungono spesso parcheggi convenzionati e giorni fissi di lavoro da casa, benefici che restano rari per chi opera nella logistica o nel commercio al dettaglio.
Il discorso cambia per artigiani e partite IVA, per cui muoversi tra cantieri e clienti è il lavoro stesso, non una spesa secondaria. Nei conti della Cna un serramentista percorre in media 20.000 chilometri l’anno e supera i 4.500 euro di spesa per veicolo, mentre chi installa impianti arriva fino a 8.000 euro annui per mezzo, con i listini di benzina e gasolio ancora sopra i 2 euro.
Resta la variabile del tempo, che in Italia pesa meno che altrove. Una ricerca pubblicata da SD Worx a settembre 2026 colloca la media europea del pendolarismo a 48 minuti al giorno, contro i 35 minuti di Italia e Slovenia, i 57 della Svezia e i 61 del Belgio. Il problema italiano, dunque, non è la durata del viaggio ma il suo costo per chilometro.
Dario Costantini, presidente della Cna, ha chiesto interventi su infrastrutture e trasporto pubblico locale, segnalando che casa e lavoro si allontanano più in fretta dei collegamenti disponibili. Prima di scegliere una casa in periferia per l’affitto più basso, conviene simulare il costo reale del tragitto con le proprie tabelle ACI: la differenza tra risparmio teorico e risparmio netto può ridursi a poche centinaia di euro l’anno.
Dati ripresi da Money.it, articolo firmato da Emanuele Di Baldo e pubblicato martedì 15 settembre 2026.