Amazon ha dato il via, per la rete logistica in Italia, a uno schema di ferie solidali che permette ai dipendenti di cedere giorni di riposo a chi, tra i colleghi, ne ha bisogno. Rientrano nel perimetro un coniuge o un convivente, un genitore o un figlio colpiti da un episodio grave e temporaneo. Il tetto per ogni richiesta approvata è di trenta giorni.
I dati arrivano da una ricerca dell’istituto Swg, realizzata per Amazon su oltre mille lavoratrici e lavoratori, impiegati sia nel settore pubblico sia in quello privato, e riportata da Adnkronos. Il 57% degli intervistati assiste, in qualche misura, un anziano, un bambino o un familiare con disabilità. Per il 32% quell’impegno è quotidiano, e per quasi un lavoratore su cinque negli ultimi dodici mesi si è tradotto nell’aver finito tutte le ferie a disposizione. Il carico riguarda soprattutto i genitori anziani, indicati dal 47% del campione, mentre il 24% degli intervistati si occupa di bambini piccoli o di persone con disabilità.
Il programma nasce come attuazione dell’articolo 24-bis, previsto dal contratto collettivo nazionale che regola il settore della logistica, del trasporto merci e delle spedizioni, insieme agli accordi sindacali firmati di recente. L’azienda dice di essere andata oltre i minimi di contratto, estendendo il beneficio a chi si prende cura di un fratello o di una sorella in condizioni gravi, e alle lavoratrici che affrontano violenza di genere. Il programma parte a ottobre e resta attivo tutto l’anno. Nessuno paga per partecipare, e l’identità di chi dona resta sconosciuta a chi riceve, e viceversa.
Il tema resta scoperto in gran parte delle aziende italiane. La ricerca dice che solo il 32% delle organizzazioni offre già uno strumento simile, e in più della metà dei casi chi lo ha lo giudica poco pratico da attivare. Tra chi non chiederebbe comunque i giorni donati, il freno più citato non è il capo che potrebbe ostacolare la richiesta, citato solo dal 3%, ma il timore di sentirsi in debito con chi dona.
L’adesione all’idea resta comunque alta: il 58% del campione si dichiara pronto a cedere una o due giornate di ferie, una quota che arriva al 63% se si guarda solo a chi ha un ruolo da quadro o dirigente. Tra tutti gli intervistati, il consenso è ancora più netto: oltre otto su dieci considerano le ferie donate un segno di civiltà e ritengono che ogni azienda dovrebbe adottarle.
Chi lavora in un’azienda dove lo strumento non esiste ancora può verificare se il proprio contratto collettivo lo preveda già. In caso contrario, la richiesta di introdurlo parte spesso dalla rappresentanza sindacale, non dall’azienda.
Dati e dichiarazioni ripresi da Adnkronos, in un articolo firmato da Alessandro Remia.