Il ministero dell’Economia valuta di inserire nella prossima legge di bilancio un’imposta sul valore aggiunto ridotta al 5% sui contratti di affitto firmati da chi non ha ancora compiuto 35 anni, contro il 10% attuale. La proposta fa parte della manovra 2027, il cui iter parlamentare si chiuderà tra la fine dell’autunno e la chiusura del 2026.

Lo sconto si applicherebbe solo agli affitti già soggetti a Iva, un segmento ristretto del mercato gestito da imprese costruttrici, fondi immobiliari e società di locazione diretta. È un perimetro piccolo: il canone libero tassato in cedolare secca resta al 21%, quello concordato al 10%, e l’imposta di registro pesa il 2% sull’affitto annuo. Sono gli schemi fiscali usati dalla stragrande maggioranza dei proprietari privati, e resterebbero fuori dal taglio.

Sui numeri, la differenza per chi affitta da un operatore con Iva è concreta. Su un canone lordo di 600 euro al mese, l’imposta scenderebbe da 54,55 a 27,27 euro, con un risparmio annuo intorno ai 327 euro. Su un affitto da 1.200 euro il risparmio salirebbe a circa 654 euro l’anno. Tra questi due estremi si muove il beneficio per chi rientra nella platea giusta.

Il problema è la platea giusta stessa: in Italia gli affitti tassati con Iva sono una minoranza. La gran parte dei contratti passa per la cedolare secca o il registro, regimi che restano fuori dalla proposta. Per un giovane che affitta da un privato, quindi, il taglio non cambierebbe nulla. Chi affitta invece da un grande operatore immobiliare vedrebbe un beneficio diretto.

C’è poi un secondo nodo, distinto dal primo: anche dove l’Iva scende, nulla garantisce che il risparmio arrivi davvero a chi paga l’affitto. Se il proprietario che emette fattura con Iva non abbassa il canone di pari passo, il vantaggio fiscale resta un margine in più per la società locatrice, non uno sconto per l’inquilino. Una soluzione alternativa allo studio, riportata da QuiFinanza, è una detrazione fiscale legata al reddito degli under 35. Funzionerebbe indipendentemente dal regime del proprietario. Non dipenderebbe dalla sua scelta di traslare il risparmio sul canone.

La misura resta un’ipotesi, non un testo approvato. La manovra arriva in Parlamento solo in autunno, e la versione finale può cambiare aliquota, platea o meccanismo. Chi sta per firmare un contratto d’affitto in questi mesi non dovrebbe aspettare la norma per decidere: oggi lo sconto già in vigore, non condizionato all’esito della manovra, resta quello sul canone concordato.

Dati ripresi da un articolo di Emanuela Colatosti su QuiFinanza, pubblicato il 10 agosto 2026.