Lo sconto sulle accise sul gasolio arriva alla scadenza proprio oggi, giovedì 17 settembre 2026, e da domani i prezzi alla pompa rischiano di ripartire verso l’alto senza un nuovo intervento. Sul tavolo del governo c’è l’ipotesi di un’ennesima proroga, che sarebbe la sedicesima da quando la misura è partita, il 19 marzo scorso.
Il piano alternativo, un sostegno mirato calcolato sul reddito delle famiglie, è rimasto sulla carta: la scelta dei criteri ha aperto tensioni dentro la maggioranza e l’esecutivo ha preferito rinviarla. Il Consiglio dei Ministri si è riunito ieri pomeriggio proprio per evitare che lo sconto scadesse senza sostituto, con un decreto pensato per bloccare il rincaro automatico atteso da domani.
Dietro la cautela c’è una data precisa da rispettare prima. Il 22 settembre l’Istat diffonde i numeri su Pil e deficit, gli stessi che diranno al Tesoro quanto margine resta per la prossima manovra e se l’Italia si avvicina all’uscita dalla procedura d’infrazione europea. Fino a quel giorno, secondo le indiscrezioni riprese da Money.it, il Mef eviterebbe impegni pluriennali e opterebbe per un rinnovo più snello: uno sconto ridotto, tra i 10 e i 12 centesimi al litro contro i 17 centesimi precedenti, con la benzina lasciata fuori come nei round passati.
I listini spiegano perché il governo ha fretta di decidere. In autostrada il gasolio venduto al self service supera i 2,23 euro al litro, la benzina verde sfiora i 2,22 euro; sulla rete ordinaria i valori restano leggermente più bassi ma il diesel resta comunque oltre i 2,24 euro. Il barile Brent supera quota 110 dollari, un livello che spinge anche il gasolio all’ingrosso sopra 1.200 euro per mille litri sui mercati internazionali. Senza un nuovo intervento, il prezzo medio nazionale potrebbe salire oltre quota 2,4 euro al litro. L’aumento dei carburanti ha già contribuito a spingere l’inflazione dal 2,9% di luglio al 3,3% di agosto.
Anche in versione ridotta la misura pesa sui conti pubblici: l’ultimo rinnovo breve ha pesato per 85 milioni di euro sulle casse pubbliche, coperti con il maggior incasso Iva legato proprio ai prezzi energetici più alti (un meccanismo che limita il costo, senza azzerarlo).
Le associazioni dei consumatori giudicano insufficiente il metodo delle proroghe settimanali e chiedono una misura duratura, mentre in diverse zone del paese il diesel resta stabilmente sopra i 2 euro al litro. I gestori degli impianti, dal canto loro, segnalano la difficoltà pratica di riprogrammare i listini ogni pochi giorni.
Chi fa rifornimento con un diesel per lavoro dovrebbe guardare all’annuncio nelle prossime ore: anche con un nuovo taglio, ridotto rispetto a quello uscente, il costo pieno resterebbe più alto delle ultime settimane.
Secondo quanto riportato da Money.it il 16 settembre, la proroga del taglio accise era ancora in fase di valutazione da parte del governo.