I pensionati che aspettano il rimborso Irpef del 730/2026 dovranno probabilmente pazientare più a lungo dei lavoratori dipendenti. Per chi lavora da dipendente, l’aumento in busta paga è arrivato già con lo stipendio di luglio o di agosto. Come ricostruisce Money.it, ad agire da sostituto d’imposta per i pensionati è invece l’Inps, che segue tempi diversi da quelli usati dai datori di lavoro privati.
La causa è tecnica, ma l’effetto pratico è concreto: la pensione mensile resta invariata per settimane, poi arriva un accredito extra proprio quando meno te lo aspetti. Il meccanismo che regola queste tempistiche viene dal 2019: l’articolo 16-bis del decreto fiscale numero 124 ha introdotto un calendario mobile legato alla data in cui la dichiarazione arriva all’Agenzia delle Entrate.
Il calendario dei due mesi
L’Agenzia comunica all’ente pensionistico l’esito del calcolo tramite il modello 730-4, il documento che dice se il contribuente ha un credito da incassare o un debito da saldare. Solo dopo aver ricevuto quel documento, l’Inps può inserire la somma nel cedolino della pensione. Da regola, l’ente versa l’importo due mesi dopo aver ricevuto quei dati dal Fisco, non prima.
Questo produce cinque finestre temporali diverse, a seconda di quando è stata inviata la dichiarazione. Chi ha spedito il modello entro fine maggio riceve tipicamente la somma tra agosto e settembre. Chi lo ha inviato tra la seconda metà di giugno e la metà di luglio slitta a settembre-ottobre. Chi invece ha aspettato l’estate, presentando la dichiarazione tra metà luglio e fine settembre, vedrà il pagamento spostarsi a ottobre o novembre, e in alcuni casi anche più avanti se scatta una verifica preventiva.
Con le vecchie regole, prima dell’allungamento dei termini di presentazione, il divario tra dipendenti e pensionati era di un solo mese. Oggi chi manda il 730 a settembre rischia di vedere il credito solo a dicembre, quasi sei mesi dopo aver chiuso la pratica.
Per chi ha ancora margine di scelta sulla data di invio, la differenza pratica pesa: presentare la dichiarazione a maggio invece che a settembre può voler dire ricevere lo stesso importo tre mesi prima. Chi si affida a un Caf o a un commercialista può chiedere di anticipare l’invio proprio per questo, soprattutto se il rimborso atteso serve per coprire spese autunnali o invernali.
Vale anche la distinzione tra ritardo fisiologico e ritardo dovuto ai controlli. Se l’Agenzia delle Entrate seleziona la dichiarazione per una verifica preventiva, i tempi si allungano indipendentemente dal mese di invio: in quel caso il calendario standard non basta a prevedere quando arriverà l’accredito. Chi sospetta un controllo di questo tipo può verificare lo stato della propria pratica sui canali telematici dell’Inps, invece di limitarsi a guardare ogni mese il cedolino senza risposte.
Chi ha inviato il 730 dopo la metà di luglio dovrebbe considerare ottobre come prima data realistica, non settembre, e mettere in conto che un controllo dell’Agenzia può spostare l’accredito ancora più avanti.
Dati e calendario riportati da Money.it il 7 settembre 2026.