Trentacinquemila euro fermi sul conto corrente sembrano una scelta prudente, ma nel tempo diventano un costo. Tra canoni bancari e inflazione che erode il capitale, lasciare tutto liquido su una cifra di questa entità arriva a bruciare circa mille euro l’anno, secondo un’analisi pubblicata da Money.it.
Il conto corrente nasce per gestire pagamenti, non per custodire un capitale per anni. Le banche applicano canoni annui che vanno indicativamente dai 60 ai 130 euro, e anche ipotizzando che l’inflazione rallenti al 2,5% nei prossimi due o tre anni, dagli attuali 3% circa, su 35.000 euro se ne vanno altri 800-900 di potere d’acquisto ogni dodici mesi. Sommando le due voci, il conto arriva vicino a mille euro persi ogni anno, un costo che quasi nessuno nota perché non compare mai come un unico addebito.
La prima mossa non è investire tutto, ma tenere da parte una riserva per gli imprevisti. Per un capitale di questa dimensione bastano circa 5.000 euro, corrispondenti a due o tre mensilità di spese. I restanti 30.000 euro possono invece essere allocati su strumenti che remunerano la liquidità senza bloccarla per sempre.
Il conto deposito vincolato resta l’opzione più semplice per chi accetta di non toccare il capitale fino alla scadenza. I rendimenti lordi proposti dalle banche su un orizzonte di due o tre anni oscillano tra il 2% e il 3,5%. Con un tasso medio del 3%, 30.000 euro investiti per tre anni fruttano circa 1.820 euro netti, una volta tolte le imposte e l’imposta di bollo.
Chi ha già un conto titoli attivo può guardare a un ETF monetario, un fondo che replica il tasso €STR fissato dalla Banca Centrale Europea e si può liquidare in qualsiasi giornata di mercato. Il rendimento qui non è bloccato come nel conto deposito: segue in tempo reale le mosse della BCE, quindi scende se i tassi scendono. Con un rendimento medio ipotizzato del 2,25% su 36 mesi, il guadagno netto stimato su 30.000 euro si aggira sui 1.500 euro, da cui va tolto un costo di gestione annuo di circa 30 euro. Il vantaggio fiscale arriva quando il fondo investe soprattutto in titoli sovrani: l’aliquota scende al 12,5% invece del 26%.
Una terza strada passa per i BTP a breve durata. Il Tesoro ha collocato il 26 agosto un nuovo titolo biennale, con scadenza a fine ottobre 2028 e un rendimento lordo del 3,02%. Oggi sul MOT il prezzo è sceso sotto la pari, a 99,66, e questo alza leggermente il guadagno per chi lo acquista adesso. Anche in questo caso la tassazione scende al 12,5% e il titolo si rivende in ogni seduta di Borsa, con importi minimi di 1.000 euro nominali. Il rischio principale è il prezzo nei mesi intermedi, che può scendere sotto il valore di acquisto: a scadenza però lo Stato rimborsa comunque alla pari, salvo un default.
Nessuna delle tre soluzioni vince in assoluto. Chi non vuole vincolare il capitale trova più flessibilità nell’ETF monetario o nel BTP breve, chi cerca un rendimento certo e non ha bisogno della somma prima della scadenza può preferire il conto deposito. Prima di spostare i 30.000 euro, conviene calcolare quanta liquidità servirà davvero nei prossimi tre mesi: è quella cifra, non il capitale totale, a decidere lo strumento giusto.
Analisi e dati riportati da Money.it nell’articolo firmato Stefano Vozza, pubblicato il 6 settembre 2026.