Chi ha 35.000 euro fermi sul conto corrente deve scegliere tra restare fermo, senza alcun guadagno, o spostarli su uno strumento a reddito fisso. Money.it ha confrontato cinque prodotti diversi su un orizzonte di quindici mesi, dal conto deposito più prudente fino a un’obbligazione in dollari riservata a chi accetta un rischio cambio consistente.
Il conto deposito resta l’opzione a rischio di mercato zero: il capitale è garantito anche prima della scadenza. Il problema è la durata: quindici mesi non è un taglio standard, la maggior parte dei conti vincolati copre 12 o 18 mesi. Sui conti liberi, spesso proposti dalle banche digitali, i tassi lordi vanno quasi sempre da un minimo dell’1,5% a un massimo del 2,5% annuo, e solo di rado superano il 3%. Inoltre cambiano nel tempo: un conto che promette un tasso alto per i primi mesi lo riduce dopo, rendendo difficile stimare il guadagno complessivo a scadenza.
Un fondo monetario passivo, cioè un ETF, unisce flessibilità e costi bassi per chi ha già un conto titoli attivo. Il rendimento qui dipende dal percorso futuro dei tassi BCE. Su tre scenari, un tasso medio ponderato dell’istituto centrale al 2,25%, al 2,45% o al 2,60% nell’arco dei quindici mesi, il guadagno netto sui 35.000 euro si aggira rispettivamente intorno a 735, 800 e 850 euro, al netto del costo di gestione del fondo, del bollo, circa 87-88 euro, e delle trattenute fiscali agevolate al 12,50%, aliquota che si applica quando l’ETF punta su titoli sovrani inclusi nella white list. Un beneficio ulteriore riguarda la liquidabilità parziale: si può disinvestire solo la quota necessaria e lasciare il resto a maturare.
Guardando ai titoli di Stato, un BTP in scadenza tra quindici mesi, il Tf 2,65% Dc27, offre una cedola fissa nota in anticipo. Il Bund tedesco senza cedola con scadenza a novembre 2027 funziona invece come un BOT: il guadagno arriva dallo scarto tra il prezzo di acquisto, oggi a 96,74 centesimi, e quello di rimborso, per un rendimento effettivo del 2,74% lordo, tassato al 12,50%. Il ritorno netto finale resta inferiore di circa 150 euro rispetto al BTP italiano, ma il Bund ha oscillazioni di prezzo più contenute nell’anno appena trascorso.
Il quinto prodotto è per chi cerca un potenziale più alto e può permettersi maggiore rischio: un’obbligazione della Romania denominata in dollari, cedola annua del 5,25% pagata ogni sei mesi, che quota poco sopra la pari, a 100,28 dollari, per uno yield lordo del 5,07%. Gli scambi sul mercato italiano restano modesti, un fattore che pesa solo per chi non intende portare il titolo fino alla scadenza. Il rischio principale non è tanto quello di tasso, contenuto dalla durata breve, quanto quello di cambio: se il dollaro si rafforzerà sull’euro rispetto al livello attuale, il guadagno finale in euro salirà. Se il cambio resterà stabile, l’effetto valutario sarà neutro. Se l’euro si rafforzerà invece, la componente in dollari eroderà parte del rendimento.
Per chi ha 35.000 euro da collocare su questo orizzonte, la scelta dipende meno dal tasso nominale più alto e più dalla propria tolleranza al rischio di cambio e di liquidità: chi non può permettersi oscillazioni dovrebbe restare su conto deposito o BTP, mentre chi accetta un margine di incertezza in cambio di un rendimento più alto può guardare al fondo monetario o, con più cautela, all’obbligazione in valuta estera.
Dati e stime riportati da Money.it in un articolo di Stefano Vozza pubblicato il 23 agosto 2026.