Risparmiare 200 euro al mese per quindici anni porta a versare in totale 36.000 euro, una cifra identica sulla carta qualunque sia la destinazione di quei soldi. Il risultato finale però cambia radicalmente a seconda che restino fermi su un conto corrente o finiscano in un piano di accumulo in ETF. Lo confronto arriva da un’analisi pubblicata da Money.it il 6 agosto, basata sul simulatore della Banca d’Italia.
Il calcolo prende come riferimento quattro variabili che secondo l’analisi determinano ogni accumulo di ricchezza da risparmio: la propensione a mettere via una quota fissa di reddito, la costanza nel farlo ogni mese, una strategia definita fin dall’inizio. E il tempo, l’unica variabile che non si può accelerare. Su un singolo mese, 200 euro pesano poco. Su quindici anni diventano 36.000 euro di versamenti, la base di calcolo per il confronto che segue.
Sul conto corrente il primo problema è il rendimento delle giacenze libere, pressoché nullo e comunque tassato al 26%. Ogni anno si pagano anche 34,20 euro di bollo, oltre ai canoni di tenuta conto imposti dalla banca. Ma il danno più grande arriva dall’inflazione: con un tasso medio annuo dell’1,6%, i 2.400 euro accantonati nel primo anno varrebbero appena 1.891 euro in termini reali al termine del periodo, mentre quelli del quinto anno scenderebbero a 2.015 euro. Con un’inflazione al 2,3% e tasse e spese comprese, il valore reale del primo anno crolla a 1.705 euro. Il conto corrente, insomma, è pensato per pagare, non per far crescere un capitale.
L’alternativa che Money.it mette a confronto è un piano di accumulo in un ETF ad accumulazione unico, cioè un fondo che reinveste i dividendi invece di distribuirli, partendo da zero, senza alcun capitale già sul conto, e versando sempre 200 euro al mese. Il simulatore della Banca d’Italia calcola tre scenari di rendimento medio annuo. Con il 4%, il capitale lordo dopo quindici anni arriva a circa 49mila euro: tolte tasse e commissioni di gestione, inflazione esclusa, restano circa 9mila euro di guadagno reale sui 36mila versati. Con un rendimento del 6,5% il montante lordo sale a circa 60mila euro, con il 9% arriva a circa 75mila euro.
Sono stime semplificate. Il simulatore non tiene conto delle commissioni di ingresso né della reale volatilità dei mercati azionari lungo tre lustri, e un rendimento medio del 9% non è garantito solo perché è successo in passato. Resta però una differenza strutturale difficile da ignorare: da un lato uno strumento di pagamento che perde potere d’acquisto anno dopo anno, dall’altro uno strumento pensato per superare quel costo nel tempo. Il livello di rischio da scegliere dipende dall’età e dagli obiettivi di chi risparmia.
Chi tiene la liquidità ferma sul conto corrente da anni può calcolare quanto ha già perso in potere d’acquisto con lo stesso simulatore della Banca d’Italia, prima di decidere se spostarne almeno una parte su un piano di accumulo. Il tempo perso non si recupera.
Dati e simulazioni tratti dall’analisi di Money.it, a firma di Stefano Vozza, pubblicata il 6 agosto 2026.