Versare 100 euro ogni mese porta, dopo dieci anni, ad aver messo da parte 12.000 euro. Il risultato dipende quasi solo dallo strumento scelto: un conto deposito che paga il 3% lordo, tassato al 26%, chiude il decennio a 13.422 euro netti, mentre un piano azionario che ipotizza, come scenario non garantito, il 7% lordo annuo arriva a 15.677 euro netti.
Il calcolo arriva da una simulazione dell’Ufficio Studi di Money.it: ogni cifra dipende da orizzonte, costi e tassazione, e nessuna è garantita. Lo strumento pesa poco su un periodo breve e molto su uno lungo: a cinque anni lo scarto resta sotto i 500 euro, ma a vent’anni, su 24.000 euro versati, si passa dai 30.178 euro del conto deposito ai 41.963 euro del piano azionario, merito del tempo lasciato lavorare all’interesse composto.
Il conto deposito è lo strumento a rischio più basso: il 3% lordo, con l’aliquota del 26%, rende il 2,22% netto. Alcune banche offrono anche un 4% lordo, promozionale: serve accreditare stipendio o pensione, oppure versare almeno 1.000 euro al mese per un anno intero, entro un massimale di 50.000 euro, e va sottoscritto entro fine agosto. Le cifre non includono lo 0,20% annuo di imposta di bollo sul saldo, che nel tempo assottiglia il rendimento netto finale.
Il Buono 3x4, garantito dallo Stato e distribuito da Poste Italiane, dura dodici anni in quattro trienni a rendimento crescente (3°, 6°, 9° e 12° anno), con un premio dell’8% riservato a chi arriva fino in fondo. Portato a scadenza rende il 2,99% lordo, che con l’aliquota ridotta al 12,50% scende al 2,67% netto: ogni 100 euro versati oggi tornano a valere circa 137 euro tra dodici anni. Il confronto con un piano di versamenti mensili non regge: ogni buono ha una scadenza propria dal giorno della sottoscrizione, e chi lo riscatta prima dei tre anni non incassa interesse, solo il capitale versato.
Il decennale italiano rende il 3,91% lordo, un livello più alto del 3,16% del Bund tedesco: lo spread vale 78 punti base. Ipotizzando il 3,5% lordo su un mix di titoli di Stato dell’area euro, l’aliquota ridotta al 12,50% porta il netto al 3,06%: 14.019 euro dopo dieci anni. Il tasso sui depositi della BCE si trova al 2,25%, e la prossima riunione è il 9 e 10 settembre: il mercato dà al rialzo una probabilità del 66%. Se i tassi salgono, il controvalore dei bond acquistati scende subito, ma chi versa ogni mese ne trae vantaggio: compra quote a prezzi più convenienti, mentre il gestore rinnova il portafoglio con titoli di nuova emissione che pagano cedole più generose.
Sull’azionario nessun rendimento è garantito: i due scenari più citati sono un 5% lordo l’anno per l’ipotesi più prudente, contro un 7% lordo per quella più ottimistica, un numero vicino alla performance di lunghissimo periodo dei mercati azionari mondiali. Il contesto non aiuta chi comincia oggi: il FTSE Mib è vicino ai 53.500 punti e le banche centrali hanno poco spazio per tagliare ancora, uno scenario che in passato ha sempre frenato i guadagni dei primi due o tre anni. Su un orizzonte sopra i dieci anni il momento di partenza pesa poco; su tre o quattro anni può pesare moltissimo, ed è lì che l’azionario smette di essere lo strumento adatto. Chi resta fuori dal mercato per aspettare un ribasso paga comunque un prezzo sicuro oggi, contro un guadagno che nessuno garantisce arriverà davvero; chi vende dopo un calo, per esempio il 20% del portafoglio, trasforma una flessione temporanea in una perdita reale.
C’è un ultimo tassello che questi numeri non mostrano da soli: l’inflazione. L’indice NIC italiano segna 2,8%, mentre nell’area euro il dato generale è tornato al 2,9%, soprattutto per colpa dell’energia, cresciuta del 10% in un anno: il Brent è tornato sopra quota 87 dollari al barile, nonostante fosse arrivato fino a 90, con lo stretto di Hormuz ancora bloccato. Un conto deposito con un rendimento netto del 2,22% perde quindi potere d’acquisto: il suo rendimento reale è negativo. Il Buono 3x4 rende il 2,67% netto, un livello che quasi compensa il rincaro dei prezzi pur restando sotto, mentre supera le stime ufficiali di inflazione per il 2027, fissate al 2,3%, e per il 2028, previste al 2%. In questa fase, gli strumenti a capitale protetto tutelano il valore nominale versato, non il potere reale d’acquisto.
Nessuno di questi calcoli è un consiglio di investimento di Economix: sono simulazioni che dipendono dall’orizzonte, dai costi e dalla tassazione descritti sopra, e su periodi brevi lo scenario peggiore può benissimo verificarsi. Chi valuta un conto deposito o un piano di versamenti mensili dovrebbe partire dal proprio orizzonte reale, non dal rendimento più alto in tabella, e mettere in conto che nei primi anni il valore può scendere prima di recuperare.
Dati e simulazioni elaborati dall’Ufficio Studi di Money.it, pubblicati il 18 agosto 2026.