Wall Street ha aperto la seduta di martedì primo settembre con il segno meno, mentre chi investe fa i conti con l’inflazione e con il petrolio in rialzo. Il Dow Jones ha perso 358,38 punti in avvio, lo 0,67% in meno rispetto alla chiusura precedente. Il Nasdaq è sceso ancora di più: 352,54 punti persi, l’1,34%, la flessione più marcata tra i tre principali indici americani.

L’S&P 500, l’indice che raccoglie le maggiori società quotate a Wall Street, ha perso 57,04 punti nello stesso avvio di seduta, lo 0,74% in meno. Secondo Wall Street Italia, a spingere il sentiment verso il basso è stato soprattutto il greggio: il Wti trattato al Nymex di New York è salito di quasi il 3%, arrivando a 88,28 dollari al barile, il livello più alto delle ultime settimane.

Il rincaro dell’energia si somma a un’inflazione che non accenna a rallentare, e la combinazione ha già spinto più in alto i rendimenti dei titoli di Stato, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Quando quei rendimenti salgono, chi investe chiede un premio più alto anche per tenere in portafoglio azioni: è questo il meccanismo, non un semplice nervosismo generico, che ha fatto scendere i listini in apertura. I settori più sensibili al costo del denaro, tecnologia in testa, sono quelli che hanno pagato il conto più salato nelle prime ore di contrattazione.

Il mercato guarda ora alla Federal Reserve, chiamata a decidere entro la fine del mese se stringere ulteriormente la politica monetaria per contenere i prezzi. Un petrolio sopra i 90 dollari al barile renderebbe quella scelta più probabile: alimenterebbe direttamente l’inflazione complessiva che la banca centrale statunitense sorveglia con più attenzione. Chi opera sui mercati aspetta ora i prossimi dati macro per capire quanto margine resti alla banca centrale prima di dover agire.

Il calo di Wall Street arriva a poche ore da una seduta altrettanto negativa in Asia. Hong Kong ha perso lo 0,93% e Shenzhen l’1,02%, a Shanghai il composite si è fermato a meno 0,16%. Le tensioni tra Iran e Stati Uniti, di natura geopolitica, si sono aggiunte al rialzo del petrolio e hanno alimentato l’incertezza tra gli investitori. I ribassi che si propagano su più fusi orari, invece di restare confinati a un solo mercato, dicono che chi investe tratta il rialzo del greggio come un rischio sistemico, non come un episodio isolato.

Per chi ha un portafoglio esposto ai titoli tecnologici, il Nasdaq resta l’indice da monitorare nei prossimi giorni: è quello che ha reagito con più forza al rialzo dei rendimenti. Chi valuta nuove posizioni farebbe bene ad aspettare i prossimi dati sull’inflazione americana prima di muoversi, perché saranno quelli a chiarire se la Fed sceglierà un intervento più duro.

Dati ripresi da Wall Street Italia, che ha seguito in diretta l’apertura delle contrattazioni del primo settembre 2026.