Unitree ha chiuso la prima seduta di contrattazioni con un rialzo del 460%, uno dei debutti più eclatanti mai visti nel comparto della robotica. Il produttore cinese di robot umanoidi arriva in borsa forte di una serie di record di velocità e salto conquistati dai suoi androidi. Sono capacità acrobatiche, ma restano prive di un’applicazione commerciale diffusa.

Gli analisti hanno inquadrato l’operazione più come il primo capitolo di una fase speculativa sul comparto cinese che come una tappa di maturazione industriale del settore. È in questo scenario che si inserisce la lettura di Bruno Siciliano, ordinario di robotica alla Federico II di Napoli e direttore del Prisma Lab. Il professore, intervistato da Adnkronos, studia da anni il controllo dei sistemi robotici avanzati nel suo laboratorio.

Per il professore la domanda di fondo resta pratica: che senso ha un robot capace di fare le capriole se poi non riesce a collaborare in sicurezza con le persone? È lì, sostiene, che si gioca il valore industriale della tecnologia, non nelle performance da esibizione.

Alla domanda su cosa significhi la quotazione, Siciliano parte da un dato di contesto: Washington ha già vietato le importazioni cinesi in questo comparto. Buona parte degli androidi montati in Europa e negli Stati Uniti, però, continua a usare pezzi made in China. In alcuni casi, racconta, quei pezzi sono arrivati oltreoceano nascosti in un bagaglio a mano per aggirare i controlli. Anche il suo laboratorio, aggiunge, si affida a quella componentistica per i droni che costruisce: costa meno delle alternative ed è affidabile.

Il professore legge la mossa di Unitree anche in chiave politica. Nel board dell’azienda, che duella con Agibot per il primato cinese del settore, il partito, spiega, ha un proprio rappresentante. Per Siciliano la quotazione serve soprattutto ad attrarre capitali e a rafforzare la fiducia degli investitori. Il mercato, però, nei numeri resta ancora piccolo. Il dato più aggiornato lo fornisce la Federazione internazionale di robotica, che nel rapporto di ottobre 2025 ha censito circa 16-17.000 umanoidi venduti a livello globale durante il 2024.

Il Prisma Lab usa robot Unitree da due anni. Siciliano dice di averli scelti al posto di un concorrente americano perché l’azienda pubblica le librerie software, condizione chiave per un laboratorio che sviluppa nuove tecniche di controllo invece di applicazioni già pronte. Il paragone che fa è con Spot, il quadrupede della storica Boston Dynamics: un prodotto commerciale chiuso, dice, il cui sistema non si può modificare dall’esterno.

Sui record di salto e velocità, che avrebbero avvicinato Unitree persino al primato umano sui 100 metri, il giudizio di Siciliano è netto: dimostrazioni straordinarie, ma di scarsa utilità commerciale nel breve periodo. Manca ancora, dice, la capacità di muoversi accanto alle persone senza rischi. Un umanoide bipede non è oggi una macchina adatta a una casa, un ospedale o una fabbrica tradizionale. A meno di costruire stabilimenti popolati solo da robot.

Per indicare dove si gioca davvero la sfida tecnica, il professore cita Generative Bionics, la startup genovese che lavora sulla collaborazione tra persone e macchine. Servono sensori tattili capaci di dare al robot una percezione non lontana da quella delle mani umane. Il termine tecnico che usa è “loco-manipulation”: l’abilità di spostarsi e maneggiare oggetti nello stesso momento. Un terreno diverso da quello su cui i produttori cinesi hanno costruito il proprio vantaggio.

Siciliano non nega che Unitree e la rivale Agibot abbiano scalzato Boston Dynamics dal centro della scena in pochi anni. Ammette anche che entrambe restino solide nella robotica convenzionale: cita il cane robotico di Agibot, visto di persona a Milano, come esempio più maturo dei rispettivi umanoidi bipedi. Quella leadership, avverte però, non si è ancora tradotta in un vantaggio industriale dimostrato. Cita il caso di BMW, che ha rimandato al mittente gli umanoidi statunitensi Figure: il lavoro manuale degli operai continuava a rendere di più di quanto rendesse l’investimento nei robot.

Per l’Europa, secondo il professore, la partita si gioca su un terreno diverso dalla componentistica. Su quella, ammette, l’Europa dipende dalla Cina. La vera sfida è integrare tecnologia, design e creatività in un prodotto che le persone vogliano usare davvero. Il 2 settembre Siciliano parteciperà a un incontro al Parlamento Europeo dedicato al meglio della robotica del continente, primo passo verso una richiesta di fondi pubblici su una scala mai vista in Europa. Cita come esempio un progetto della stessa Generative Bionics che coinvolge il designer Giugiaro. I robot cinesi, sintetizza, restano “tutto fuorché cool”.

Per chi guarda alla robotica come possibile terreno di investimento, il vero banco di prova non è il prezzo delle azioni Unitree nei prossimi giorni. È se l’incontro di settembre al Parlamento Europeo si tradurrà in fondi pubblici concreti. Quella variabile deciderà se il continente resta un mercato di sbocco per gli umanoidi cinesi, o se riesce a costruire un’alternativa propria.

Dichiarazioni raccolte da Adnkronos nell’intervista con Bruno Siciliano, direttore del Prisma Lab e docente alla Federico II di Napoli.