La televisione italiana non cede il passo come molte previsioni indicavano, mentre lo streaming perde pezzi tra gli abbonati. Lo riporta Il Sole 24 Ore, che mercoledì 21 ottobre ha messo insieme due analisi diverse: una sugli ascolti, una sulle abitudini dichiarate dei consumatori.
La prima è dello Studio Frasi, che elabora i dati Auditel. Considerando 280 giorni del 2026, la Tv ha raggiunto ogni giorno una platea di quasi 40 milioni di italiani, contati anche se hanno guardato per un solo minuto. Sull’intera popolazione il tempo medio passato con lo schermo acceso è di 4 ore e 3 minuti.
Il punto debole è l’età. Il pubblico della Tv generalista ha in media sessant’anni. I giovani si siedono davanti alle reti per lo sport e per i grandi eventi, e per il resto usano lo schermo in un altro modo.
Quell’altro modo finisce nella voce degli ascolti “non riconosciuti” da Auditel. Nella prima parte della stagione che è appena partita sono saliti del 6,9%, fino a 4,33 milioni di persone. Gli ascolti riconosciuti sono scesi dell’1,8%, ma in prima serata restano a quota 18,24 milioni.
Non tutto il non riconosciuto, però, è streaming. Francesco Siliato, analista dei media allo Studio Frasi, spiega che dopo le smart Tv la voce più pesante è quella di Tv o console collegabili: 716mila persone la sera, nella fascia di massimo ascolto. Chi usa quegli apparecchi dedica al televisore due ore e 21 minuti, nel periodo compreso tra l’inizio dell’anno e il 10 ottobre. Per Siliato è più plausibile pensare a giovani che giocano ai videogame che a spettatori di piattaforme.
La seconda analisi è “Reinvent for Growth”, la ricerca di Accenture. Ha raccolto le risposte di 6mila persone in dieci mercati. In Italia una su due, nell’ultimo anno, ha disdetto almeno due abbonamenti streaming. Marco Addino, che guida l’area comunicazioni, media e tecnologia di Accenture Italia, parla di consumatori più selettivi. Il mercato ha favorito a lungo chi era più grande, dice, mentre oggi conta di più la rilevanza.
Qui serve una cautela. I dati Auditel misurano ciò che le persone fanno davanti allo schermo, mentre la ricerca Accenture registra scelte dichiarate. Le due fotografie si completano, ma non si sovrappongono: non dicono quanti degli abbonamenti cancellati siano stati poi sostituiti da altri.
Il segnale più delicato per gli editori riguarda le visioni dei programmi della Tv tradizionale quando si guardano on demand, su piattaforme come Rai Play e Mediaset Infinity. I numeri, scrive il quotidiano, sono sorprendentemente in flessione. Fa eccezione Mediaset: tra l’1 settembre e il 14 ottobre i suoi video visti sono stati 1,55 miliardi. Sky si ferma a 482,6 milioni e la Rai a 433,4 milioni.
Il vantaggio si ripete sul tempo di visione online. Mediaset arriva a 125,5 milioni di ore, la Rai a 87,3 milioni e Sky a 50,8 milioni. Nell’audience differita del 2026, calcolata fino al 10 ottobre, il gruppo di Cologno cresce dello 0,6%. Rai cala del 5,4%, Sky Italia dell’1,7% e Warner Bros Discovery del 30,4%.
Per chi lavora o investe nei media, il prossimo dato da guardare è l’andamento del differito nelle settimane successive al 14 ottobre: dirà se il vantaggio di Mediaset regge, o se il calo degli altri editori si allarga.
Il Sole 24 Ore, articolo di Andrea Biondi pubblicato mercoledì 21 ottobre 2026.