I camionisti siciliani riuniti nel Comitato hanno revocato il fermo dei tir, dopo il via libera ai fondi di compensazione per il caro gasolio. A confermare lo sblocco è stato Edoardo Rixi, viceministro ai Trasporti: i milioni disponibili subito sono 480. Lo racconta QuiFinanza nel pezzo di martedì 20 ottobre.
Lo stop avrebbe messo a rischio l’approvvigionamento dei carburanti e la distribuzione alimentare sull’isola. I fondi servono a ridurre i costi legati all’insularità e ad ammorbidire l’effetto dei rincari sul trasporto delle merci, che per chi guida un camion pesano su ogni chilometro.
Il Comitato ha ottenuto quasi tutte le richieste messe nella sua piattaforma. Ha scelto di fermare la protesta come gesto di apertura verso il ministro Matteo Salvini. Lo stato di agitazione resta però acceso: finirà solo quando le misure saranno attuate per intero.
Un secondo segnale arriva dalla Regione. Il presidente Renato Schifani ha promesso interventi locali da affiancare alle risorse statali, con l’obiettivo di tutelare la continuità territoriale e la competitività delle imprese siciliane. QuiFinanza non riporta importi né scadenze per questi interventi, quindi per ora resta una promessa.
Il quadro cambia appena si lascia l’isola. Nel resto del Mezzogiorno il rincaro del diesel e i ritardi dello Stato spingono autotrasportatori e agricoltori a occupare gli snodi stradali principali.
Tre territori mostrano la portata del problema:
- la Campania ha presidi permanenti, con blocchi di notte a Nola (A30), ad Avellino Est e sugli svincoli della A2 in Vallo di Diano;
- la Puglia vede cortei di camion e trattori sulle strade ordinarie fra Bari e Bitonto, contro margini finiti a zero;
- il Molise registra presidi che rallentano già le consegne di prodotti freschi e le filiere industriali.
La protesta sta contagiando altri settori che consumano molta energia. I fornai si sono già mossi e adesso tocca ai pescherecci. Gli armatori di Termoli, nella flotta del Molise, assicurano che i motopesca non usciranno dai porti, per protestare contro i rincari che QuiFinanza collega alle tensioni geopolitiche.
Le richieste dei pescatori al Governo sono tre: estendere al 31 dicembre il credito d’imposta sul carburante, saldare i ristori ancora in arretrato e semplificare le procedure per la blue economy.
La Sicilia mostra come si disinnesca una protesta di questo tipo: soldi veri e subito, non promesse. Per chi vive di trasporti o di pesca nel resto del Sud, la domanda è se Roma replicherà lo schema, e la risposta si vedrà dai blocchi che nei prossimi giorni si fermeranno o continueranno.
Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia martedì 20 ottobre 2026, il Comitato dei trasportatori siciliani ha revocato il fermo dei tir.