Tim ha chiuso il primo semestre del 2026 con 900 milioni di euro di investimenti, il 12,6% del fatturato, e un debito netto rettificato che resta sotto quota 7.300 milioni di euro. La leva finanziaria, cioè quante volte il debito supera l’ebitda (il margine operativo lordo, quanto l’azienda guadagna ancora prima di interessi, tasse e ammortamenti), scende a 1,94 volte, un livello che gli analisti reputano sostenibile. Il gruppo conferma così la rotta di risanamento avviata negli ultimi esercizi.
Gli investimenti, il capex nel gergo finanziario, coprono rete, infrastrutture e sviluppo dei servizi: la voce che decide se una rete telefonica resta competitiva negli anni successivi. In Italia il capex vale il 10,6% del fatturato, in Brasile arriva al 16,6%. Il divario racconta due fasi diverse. Nel mercato mobile sudamericano, dove Tim opera tramite una controllata locale, la rete è ancora in costruzione: da qui il capex più alto rispetto al perimetro domestico, ormai maturo.
Il debito racconta una storia in due versioni. Quella rettificata after lease, che include anche i canoni di leasing calcolati con gli standard contabili IFRS, resta sotto quota 7.300 milioni di euro, sostanzialmente invariata rispetto ai mesi precedenti. Il dato contabile puro, senza quell’aggiustamento, ha invece toccato quota 10.571 milioni di euro a fine semestre, 696 milioni in più degli 9.875 milioni di fine 2025. Lo scarto tra le due cifre spiega la scelta di comunicazione di Tim. È la versione rettificata quella che gli analisti guardano per calcolare la leva finanziaria.
Secondo Soldionline, che ha ripreso la nota diffusa da Tim, il consiglio d’amministrazione ha confermato le stime per il 2026 fissate lo scorso 24 febbraio. La lettura del management è che il primo semestre si sia mosso in linea con quelle previsioni, dai ricavi ai margini. Non è un dettaglio da poco: una guidance riconfermata a metà anno, invece che rivista al ribasso come capita spesso nel settore delle telecomunicazioni, segnala che il piano industriale sta reggendo.
Nel comunicato, Tim ha aggiornato anche il fascicolo della cessione di Sparkle, la controllata presente nel settore delle telecomunicazioni internazionali, con collegamenti in fibra ottica tra continenti e contratti all’ingrosso per altri operatori. L’acquirente si chiama Boost BidCo. È un veicolo societario a maggioranza pubblica, che fa capo al ministero italiano dell’Economia e delle Finanze, con una partecipazione di Retelit, il gruppo italiano di reti in fibra. Il gruppo prevede di chiudere l’operazione entro il terzo trimestre, ma il passaggio finale dipende ancora dal via libera delle autorità antitrust americane, un’approvazione che a oggi non è arrivata. Fino a quel momento, la data resta una stima, non una certezza.
Per chi ha azioni o obbligazioni Tim, i prossimi tre mesi portano due appuntamenti: la chiusura dell’operazione Sparkle, che ridurrà ulteriormente la leva, e la pubblicazione dei conti del terzo trimestre, primo vero test della guidance confermata oggi.
Dati e cifre riportati da Soldionline, nella nota diffusa da Tim il 29 luglio 2026.