Tether ha siglato un memorandum d’intesa non vincolante con NSE, sigla della Nairobi Securities Exchange, la principale borsa del Kenya. L’operazione, annunciata il 28 luglio, punta a portare titoli tokenizzati e un’infrastruttura di regolamento basata su blockchain nei mercati keniani. NSE non è un attore marginale: vale circa 26 miliardi di dollari di capitalizzazione ed è operativa dagli anni Cinquanta, tra le piazze finanziarie più consolidate del continente africano.
Secondo Cryptonomist, che ha riportato la notizia il giorno della firma, l’exchange keniota non è nuovo agli asset digitali. Nel 2024 aveva avviato le prime valutazioni su prodotti quotati legati alle cripto-attività, e pochi mesi dopo era entrata in un consorzio internazionale collegato alla blockchain Hedera. Lo scorso novembre aveva anche aperto un laboratorio interno per testare tecnologie finanziarie emergenti. Il memorandum con Tether segna, in questo percorso, la mossa più ambiziosa annunciata finora.
Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether, ha descritto l’operazione come un passaggio naturale dagli usi puramente speculativi delle cripto-attività verso applicazioni concrete nella finanza istituzionale internazionale. Frank Mwiti, alla guida della NSE, l’ha invece collegata al piano di sviluppo pluriennale dell’exchange, che scommette su tecnologia e ampliamento della base di investitori per competere a livello internazionale.
Il contesto spiega l’interesse di Tether per l’Africa orientale. La regione è tra le aree a crescita più rapida per l’uso delle cripto-attività, sostenuta da una rete di pagamenti mobili già molto diffusa, da una popolazione giovane con accesso limitato ai servizi bancari tradizionali e da un flusso costante di rimesse dall’estero. Una borsa vigilata come NSE offre a Tether un canale per portare quella domanda dentro un mercato dei capitali regolamentato, invece di lasciarla scorrere solo su piattaforme cripto prive di supervisione.
L’intesa copre quattro aree. La prima riguarda la formazione: corsi rivolti sia ai broker quotati alla borsa sia agli investitori retail, per colmare un divario di competenze sugli asset digitali che in Kenya resta ampio. Sul fronte tecnico, le due parti valuteranno un sistema di regolamento su blockchain capace di accorciare l’attuale processo di liquidazione, oggi diviso su tre passaggi separati, avvicinandolo al tempo reale. La piattaforma di tokenizzazione di Tether, Hadron, dovrebbe inoltre permettere l’acquisto di frazioni di titoli quotati, aprendo l’accesso sia ai risparmiatori locali sia ai keniani residenti all’estero che vogliono investire in patria. Non è ancora chiaro se le norme locali permetteranno di integrare USD₮, la stablecoin emessa da Tether, come livello di regolamento delle transazioni.
Il memorandum non stabilisce impegni economici né scadenze operative: resta un’intesa di esplorazione, non un contratto vincolante. Anche l’ipotesi più dirompente, l’uso di USD₮ nel regolamento delle transazioni, dipende da un via libera regolatorio che il Kenya non ha ancora definito con chiarezza. Le due aziende dovranno inoltre progettare da zero le procedure di identificazione e controllo degli utenti conformi alle regole locali: un passaggio che nell’Africa orientale frena spesso l’adozione delle nuove tecnologie finanziarie, più della componente tecnica dell’accordo stesso.
Per chi investe in cripto-attività o segue le mosse di Tether, il segnale da monitorare nei prossimi mesi è la pubblicazione di eventuali regole keniote sull’uso delle stablecoin nel regolamento titoli. Da quella norma dipende tutto.
Notizia riportata da Cryptonomist il 28 luglio 2026, sulla base del memorandum firmato tra Tether e la borsa di Nairobi.