Venerdì 9 ottobre una scossa di magnitudo 7,7 ha scosso Panama, poco prima di pranzo. Il Canale, da cui passa una quota rilevante del commercio marittimo mondiale, non ha subito danni strutturali diretti e continua a far transitare le navi. Resta da capire quanto pesino i controlli tecnici ancora in corso.
Secondo QuiFinanza, il sisma è nato a una decina di chilometri sotto terra, vicino a Pitaloza Arriba, in provincia di Herrera. L’epicentro dista 200 chilometri circa dalla capitale, verso sud-ovest, e questo ha evitato l’impatto diretto sulle chiuse. Una replica di magnitudo 6,0 ha seguito la scossa principale.
Le autorità locali non hanno segnalato vittime. I danni materiali però ci sono. Le lesioni più gravi riguardano la provincia di Coclè e la cittadina di Penonomé, dove case private, alberghi e palazzi storici hanno subito danni strutturali rilevanti. Per il presidente José Raúl Mulino il disastro è serio sul piano materiale, e la Protezione Civile è stata attivata.
Il guasto più concreto riguarda l’acqua. Il principale depuratore di Panama City lavora con una capacità ridotta dell’80%, e questo è il dato che pesa di più sulla vita quotidiana della capitale. Una stima ufficiale dei danni economici, per ora, non esiste.
Sui trasporti, il quadro è meno lineare. I voli alTocumen, lo scalo aereo più importante del Paese, sono stati sospesi per qualche tempo così da ispezionare piste e terminal. Per il Canale, i report di Usg e Unicef citati da QuiFinanza escludono danni diretti alle chiuse.
Perché allora il mercato osserva? Il meccanismo è semplice. Se gli ingegneri trovano micro-lesioni negli argini o negli impianti di sollevamento, scatterebbero protocolli straordinari. Un tetto al pescaggio o alle navi ammesse al passaggio allungherebbe le code all’ingresso del Canale.
A quel punto il costo salirebbe lungo tutta la filiera. Le tariffe per noleggiare navi cargo e container tendono a crescere quando il passaggio rallenta, e i maggiori costi di spedizione ricadono sulle imprese, che poi li scaricano sui prezzi. Questo scenario, va detto, è un rischio descritto dagli analisti, non un fatto già verificato: finora nessun rallentamento è stato confermato.
Due punti restano aperti. Il primo riguarda l’esito delle ispezioni su chiuse, bacini e argini, che dovrebbe escludere lesioni invisibili a occhio nudo. Il secondo è lo stato delle infrastrutture di raccordo, tra ponti che collegano le rotte e terminal dei porti, dove un intoppo basterebbe a creare un collo di bottiglia per le merci anche con il Canale intatto.
Per chi importa o esporta merci via mare, le prossime settimane dipendono da un solo comunicato: l’esito delle ispezioni tecniche. Finché non arriva, conviene controllare le tariffe di nolo e chiedere ai fornitori conferme sui tempi di consegna.
Secondo QuiFinanza, in un articolo di Emanuela Colatosti pubblicato il 12 ottobre 2026, il terremoto ha colpito Panama venerdì 9 ottobre.