Chi comanda una petroliera in transito dallo Stretto di Hormuz può arrivare a 100.000 dollari al mese, con un extra di 50.000 dollari a ogni viaggio. La cifra l’ha rivelata il Financial Times e l’ha ripresa l’agenzia AGI mercoledì 7 ottobre. È il prezzo che gli armatori offrono per convincere gli equipaggi a imbarcarsi, nonostante la minaccia di missili e droni iraniani.
Per misurare il salto basta guardare la paga normale. Un marinaio guadagna in genere 1.500 dollari al mese, un capitano intorno ai 15.000. In Golfo di Oman e nella parte sud del Mar Rosso lo stipendio del capitano raddoppia. Dentro lo Stretto diventa da quattro a sei volte più alto.
La manodopera viene soprattutto da Filippine, India e Indonesia, oltre che da Russia, Ucraina ed Europa orientale. Sono comunità meno ricche, e il lavoro in mare paga già molto più di quanto si guadagnerebbe a casa. L’indennità di rischio sposta l’asticella ancora più in alto e trasforma il pericolo in una voce di costo.
I conti dell’armatore tornano per un motivo preciso. Il petrolio che riesce a lasciare il Golfo si vende a prezzi elevati, mentre i produttori della regione rischiano di non poterlo spedire affatto. Per questo accettano tariffe che in tempi normali sarebbero impensabili.
Il nolo racconta bene la distorsione. Nell’ultima settimana le tariffe per i carichi in transito hanno toccato un massimo storico: 1,3 milioni di dollari ogni giorno. Un anno fa si viaggiava tra 20.000 e 50.000 dollari. Un viaggio, tra ingresso, carico e uscita, dura circa quattro giorni, quindi il noleggio di una singola traversata pesa per quattro giornate di questa tariffa.
Poi c’è la polizza. I broker assicurativi interpellati dal Financial Times parlano di una copertura per i rischi bellici che costa dal 6 al 10% sul valore dello scafo stesso. Su una superpetroliera la fattura può arrivare a 20 milioni per singola traversata. Una nave di quella classe carica circa due milioni di barili e ospita fino a 35 persone, capitano incluso.
Il confronto tra le voci mostra dove finiscono i soldi. Lo stipendio del comandante, anche se eccezionale, pesa poco accanto a noleggio e assicurazione. L’equipaggio fa notizia, ma a muovere i prezzi sono le altre due voci. Anche il carburante per le navi ha segnato nuovi record negli ultimi giorni, per i timori sulle forniture dei prossimi mesi.
Il quadro regge finché qualcuno è disposto a pagare queste cifre. Le compagnie lo fanno perché il greggio venduto fuori dal Golfo rende abbastanza da coprire il rischio. Se i prezzi del petrolio scendessero, o se gli attacchi si fermassero, il calcolo cambierebbe in fretta e le indennità con lui.
I dati disponibili non permettono di dire quanto di questi rincari arrivi ai consumatori europei. Chi paga carburante e bollette farà bene a seguire il nolo sulla rotta del Golfo nelle prossime settimane: finché resta sopra il milione di dollari al giorno, la pressione sui prezzi dell’energia non si allenta.
Secondo AGI, che riprende quanto rivelato dal Financial Times, la notizia è stata pubblicata mercoledì 7 ottobre 2026.