A guidare la richiesta di cancellare la sugar tax prima che diventi operativa è Giangiacomo Pierini, alla presidenza di Assobibe, l’associazione di Confindustria che raggruppa i produttori di bevande analcoliche. Il secondo governo Conte varò la misura nel 2019 e da allora si sono susseguiti solo rinvii. Il testo attuativo è ora completo e la partenza è programmata per gennaio.
Il nodo, spiega Pierini, riguarda le aziende del comparto: hanno congelato 1 miliardo di euro destinato a macchinari e nuovi processi produttivi nel 2027, in attesa di sapere se la tassa scatterà davvero. Con la conferma della norma, secondo il presidente di Assobibe quella spesa non partirebbe più.
Il settore vale 5 miliardi di euro e fa lavorare, tra diretti e indiretti, circa 84.000 persone. Il 64% delle imprese associate sono piccole e medie aziende, accanto a poche multinazionali. Le esportazioni sono cresciute del 120% nell’ultimo quinquennio, un dato che Pierini usa per rivendicare il peso del comparto nel Made in Italy.
Dall’inizio dell’anno le vendite sono salite del 3,7%, trainate soprattutto dal trimestre giugno-agosto, che ha segnato un +6,7%: merito, secondo Assobibe, di un’estate calda e di un turismo sostenuto. Con la tassa operativa, questo slancio si invertirebbe: secondo le stime di Pierini la pressione fiscale su ogni litro di bibita salirebbe in media del 28%, mentre vendite e produzione scenderebbero del 16% l’anno per i due esercizi successivi. Oltre 5.000 posti di lavoro finirebbero a rischio per la contrazione produttiva.
Il gettito atteso dalla tassa è di 270 milioni di euro. Pierini però ricorda un effetto che il calcolo ufficiale non isola: il calo dei consumi ridurrebbe l’incasso IVA di circa 265 milioni. Sottraendo le due cifre, il guadagno netto per le casse pubbliche si riduce a pochi milioni di euro, una cifra minima a fronte del colpo che il settore descrive per la propria attività. La misura arriverebbe inoltre mentre le imprese fanno già i conti con il rincaro di energia, materie prime e trasporti.
Pierini rivendica anche i risultati ottenuti senza obbligo di legge: le vendite di bevande zuccherate sono scese del 27% nell’ultimo decennio, il contenuto di zucchero nelle ricette è stato tagliato del 44% e il comparto pesa solo per l’1% sulle calorie assunte in Italia. Le aziende hanno firmato più protocolli con il ministero della Salute, l’ultimo confermato ad agosto, e si sono impegnate a non vendere né promuovere i propri prodotti in contesti frequentati da minori di 13 anni. Bloccare gli investimenti previsti, sostiene Pierini, comprometterebbe proprio la capacità del settore di continuare su questa strada.
Per le imprese del comparto, il primo trimestre del 2027 sarà lo spartiacque: se i decreti attuativi restano confermati a gennaio, la scelta tra avviare o congelare quel miliardo di investimenti si giocherà nelle prime settimane dell’anno, prima ancora di vedere l’effetto della tassa sui consumi.
Dichiarazioni di Giangiacomo Pierini raccolte da Nicoletta Picchio per Il Sole 24 Ore, pubblicate mercoledì 23 settembre 2026.