Nella seduta di martedì la sterlina ha toccato il livello più debole da circa cinque settimane contro il dollaro. Il rapporto GBP/USD è arrivato a toccare un’area compresa tra 1,3465 e 1,3485, con la valuta britannica scambiata sotto quota 1,35 dollari, un minimo che non si vedeva da metà agosto. Contro l’euro il quadro è più sfumato: l’EUR/GBP è salito verso 0,8560, risalendo dal livello di 0,8552 toccato in mattinata, il più basso in due settimane.
Secondo quanto riportato da Money.it, il biglietto verde ha trovato sostegno nell’attesa della decisione della Federal Reserve, in calendario oggi. Sulla sterlina hanno invece pesato i numeri sul mercato del lavoro britannico diffusi martedì dall’Office for National Statistics. Il tasso di disoccupazione tra maggio e luglio è salito al 4,9%, due decimi sopra il dato di un anno fa, mentre la quota di occupati tra i 16 e i 64 anni è scesa al 75,1%. Le domande di sussidio hanno segnato un balzo di 27.800 unità nel mese, più del triplo delle 8.300 attese dagli analisti, dopo che il mese prima il numero era sceso di 11.800.
A complicare la scelta della banca centrale britannica arriva però la dinamica salariale. Nello stesso trimestre le retribuzioni settimanali medie hanno corso del 3,5% annuo se si escludono i bonus, e del 3,9% se vengono conteggiati: un ritmo che il comitato che guida la politica monetaria della BoE deve pesare insieme ai segnali di raffreddamento del lavoro.
Il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey, aveva provato nei giorni precedenti a smorzare le attese di una stretta imminente. Ascoltato l’8 settembre davanti alla Commissione Tesoro del Parlamento, aveva detto che l’idea di un piano segreto sui tassi, con un percorso già scritto in anticipo, era quella da sfatare, perché le mosse restano legate ai dati che arriveranno e non a un disegno predefinito.
Il comitato si era comunque presentato diviso alla riunione del 30 luglio, chiusa con un voto di sei contro tre per lasciare il Bank Rate fermo al 3,75%. I tre favorevoli a un rialzo al 4%, Huw Pill, Megan Greene e Catherine Mann, restano una minoranza che pesa sul mercato più del suo numero. La prossima decisione arriva giovedì 17 settembre, due giorni dopo il verdetto della Fed e a ridosso di quello della Bank of Japan. Un’indagine promossa dalla HomeOwners Alliance, condotta su 64 economisti, mostra che 56 di loro vedono tassi fermi fino alla fine dell’anno, ma la spaccatura interna al comitato lascia un margine di sorpresa che i mercati valutari non stanno ignorando.
Per chi ha un mutuo o un prestito legato al Bank Rate, un voto meno compatto del previsto giovedì avrebbe un effetto più immediato di quanto suggerisca il consenso degli economisti. Chi deve cambiare euro o dollari in sterline nelle prossime settimane farebbe bene a seguire da vicino la reazione del cambio in questi tre giorni, la finestra in cui si concentrano le decisioni di tre banche centrali diverse.
Dati e citazioni riportati da Money.it sulla seduta di mercati di martedì 15 settembre 2026.