Stellantis ha riaperto gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano dopo la pausa estiva, puntando a chiudere il 2026 con 300mila veicoli prodotti in Italia. La stima segna una ripresa dopo due anni difficili, il 2025 e prima ancora il 2024, mentre il mercato dell’auto resta condizionato dal peso crescente dei costruttori cinesi.

A Pomigliano il rientro porta con sé un contratto di solidarietà rinnovato per dodici mesi, che copre tutti i 3.750 lavoratori del sito. La misura serve ad assorbire il calo dei volumi della Pandina, tuttora il modello italiano più venduto del gruppo, e il progressivo ridimensionamento della produzione dell’Alfa Romeo Tonale, che lascerà spazio al nuovo C SUV del marchio assegnato a Melfi.

Sul fronte campano non mancano segnali di investimento: lo stabilimento ha già avviato l’area destinata alla futura piattaforma elettrica, dove il gruppo prevede lo sviluppo di tre nuovi modelli. Antonio Filosa, alla guida dell’azienda, e Emanuele Cappellano, che segue l’area Emea, hanno confermato il programma nelle scorse settimane. Per il sindacato Fiom resta però da chiarire un punto: chi produrrà la nuova generazione della Pandina dopo il 2028, una risposta che i lavoratori considerano decisiva per il futuro del sito campano.

A Mirafiori la situazione è diversa. Non ci sono ammortizzatori sociali attivi in linea di assemblaggio, ma l’obiettivo di 100mila vetture, fissato quando è arrivata sul mercato la Fiat 500 ibrida, appare fuori portata. L’azienda ha gestito lo scarto tra piano e domanda reale allungando le fermate produttive, non tagliando personale. Il tema di un secondo modello per lo stabilimento torinese, più volte evocato dal ministro Adolfo Urso, che ne aveva parlato al tavolo sull’automotive convocato a luglio, resta aperto. Per i sindacati la priorità vera è un investimento che raddoppi la capacità dello stabilimento, oggi bloccata a 100mila unità l’anno.

A Melfi la ripartenza, iniziata la settimana scorsa, procede a singhiozzo. I due modelli in rampa, la Lancia Gamma e la DS7, arrivano proprio nella fase in cui la fornitura dei componenti mostra le maggiori difficoltà, con fermate legate alla disponibilità dei pezzi più che alla domanda di mercato.

Il quadro italiano di Stellantis si gioca anche su altri due dossier. Il primo riguarda il futuro dello stabilimento di Cassino, per cui si guarda a una possibile collaborazione con un costruttore cinese come Dongfeng o Leapmotor. Il secondo è il piano di rilancio di Alfa Romeo e Maserati, due marchi premium che faticano a trovare nuovi volumi in un mercato europeo dominato dalla concorrenza asiatica.

Per chi segue il comparto auto italiano, il primo banco di prova arriva a settembre con il Salone dell’Auto di Torino. Se la produzione reale a Mirafiori e Pomigliano si avvicinerà davvero alla stima di 300mila vetture lo diranno i turni effettivamente attivati nei prossimi mesi, non gli annunci di oggi.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore il 25 agosto 2026, i dati su volumi e contratti di solidarietà arrivano dai colloqui con i sindacati nei diversi stabilimenti Stellantis.