Le azioni di SpaceX hanno guadagnato circa l’8% mercoledì 21 ottobre, arrivando a 159,70 dollari. Il giorno prima il titolo aveva chiuso a 147,79 dollari, in calo dello 0,11%, poco prima che la società pubblicasse la trimestrale. A spingere gli acquisti sono stati due fattori: conti molto sopra le stime e le parole di Elon Musk su una possibile fusione con Tesla. Lo riporta Money.it.

Partiamo dai numeri del terzo trimestre. Il fatturato è cresciuto del 161% e ha toccato 14,58 miliardi di dollari, contro i 12,72 miliardi che gli analisti si aspettavano. L’utile per azione rettificato è stato di 45 centesimi, mentre il consensus raccolto da LSEG indicava 13 centesimi. Il risultato netto è positivo per 4,4 miliardi di dollari e quello operativo per 2,8 miliardi. Un anno prima, nel terzo trimestre 2025, il gruppo aveva perso 1,05 miliardi al netto di tutto.

La sorpresa più grande arriva dall’intelligenza artificiale. La divisione, ora ribattezzata Super Intelligence, raccoglie le attività entrate dopo l’acquisto di xAI più le infrastrutture di calcolo e le acquisizioni successive. Ha incassato 7,56 miliardi di dollari, nove volte gli 813 milioni di un anno prima, e ha battuto i 6,47 miliardi stimati dagli analisti di StreetAccount. Nel trimestre SpaceX ha anche chiuso l’acquisto di Cursor, startup di strumenti di programmazione con l’IA, pagandola 60 miliardi di dollari.

Starlink, il servizio internet via satellite che resta il cuore dei profitti, cresce in modo più ordinato. Gli abbonati sono saliti a 13,6 milioni da 12 milioni nel trimestre prima. La divisione connettività ha fatturato 5,25 miliardi di dollari, il 69% in più su base annua e oltre i 4,84 miliardi attesi, con un utile operativo di 2,37 miliardi. I lanci spaziali, invece, procedono piano: 1,77 miliardi di ricavi contro 1,67 miliardi del terzo trimestre 2025.

Conta anche la guida sul 2027. Il direttore finanziario Bret Johnsen ha indicato per il primo trimestre ricavi fra 33 e 37 miliardi, in dollari, mentre gli analisti ne stimavano in media 22,2 miliardi. Johnsen collega queste previsioni alla maggiore visibilità sui contratti di capacità di calcolo nei prossimi sei mesi. Una previsione resta comunque una previsione: dipende da clienti che il gruppo non ha nominato.

Sulla fusione, Musk ha usato toni prudenti. Durante la conference call ha definito l’idea buona e ha detto che i consigli di amministrazione di SpaceX e Tesla hanno già creato comitati speciali per valutarla. Ha elencato i possibili terreni comuni: software per la superintelligenza, progetto dei chip, robotica, trasporto di materiali in orbita e connettività. Ha però avvertito che sarebbe presto per darla per scontata, e che i comitati potrebbero anche non trovare mai un’intesa. Nessun accordo, quindi, e nessuna data.

Il dossier più concreto, per ora, è Terafab, l’impresa comune che i due gruppi hanno avviato per produrre chip. Secondo Musk il primo chip di prova dovrebbe uscire tra maggio e giugno 2027, mentre la produzione massiccia partirebbe al più tardi nel trimestre luglio-settembre 2028. Sono obiettivi dichiarati dal fondatore, senza verifiche esterne.

Il titolo è quotato dal 12 giugno, quindi chi l’ha comprato di recente ha già visto un movimento ampio in pochi mesi. Per chi lo segue, il prossimo test è il primo trimestre 2027, la cui asticella è già fissata dalla guida. Sulla fusione, il segnale da guardare è l’eventuale comunicazione dei comitati speciali sui termini.

Money.it, articolo di Laura Naka Antonelli pubblicato mercoledì 21 ottobre 2026.