Il 26% degli universitari sentiti da FiloBlu e NABA giudica accurati i consigli di acquisto dell’intelligenza artificiale. I dati vengono da una ricerca che si chiama Gen Z Eyes e guarda all’AI con lo sguardo dei giovani, un’indagine svolta da aprile a giugno 2026 su oltre 300 ragazzi tra 18 e 26 anni, sia italiani sia stranieri. Panorama ne ha dato conto il 29 settembre, citando l’Osservatorio FiloBlu Lens.
FiloBlu è una realtà digitale italiana che mette insieme design, marketing e tecnologia per far crescere le vendite online delle aziende. NABA è un’accademia di belle arti. Il campione è fatto di studenti universitari, quindi le percentuali descrivono loro e non tutti i giovani italiani, come invece lascia intendere il titolo della fonte.
La fiducia cala man mano che si passa dalla ricerca alla scelta. Il 39% del campione dice che l’AI non rende più rapido trovare i prodotti, mentre il 36% ne vede un vantaggio reale. Sui suggerimenti d’acquisto il 41% li trova generici e lontani dai propri gusti.
Quando serve una risposta, la maggioranza torna a una persona. Il 72% preferisce contattare un essere umano quando compra su internet, pure dopo aver usato l’AI per cercare. Il CEO di FiloBlu, Marco Vergani, descrive l’atteggiamento con la formula “trust, but verify”: l’AI aiuta a esplorare, la decisione finale passa da esperienze di altri utenti e giudizio personale.
Il rifiuto più netto riguarda la biometria. Il 77% prova disagio all’idea che un sistema scansioni il viso o il corpo, ad esempio nei camerini virtuali, e il 57% si colloca al livello massimo di riluttanza. La porta non è chiusa: gli studenti accettano di condividere questi dati se il vantaggio è concreto, come una vestibilità più precisa o meno resi, e se il brand è considerato affidabile.
Sulla comunicazione delle aziende il giudizio si fa più severo. Il 56% associa l’AI a un marchio meno prestigioso, quota che tra gli studenti internazionali sale al 66%. Il 72% trova artificiali e fredde le comunicazioni generate dall’AI, e il 68% ritiene fuori luogo usarla in campagne che puntano sull’autenticità. Tra le studentesse quest’ultima quota arriva al 73%.
Colpisce anche il dato sugli influencer sintetici: il 77% diffida dei contenuti sponsorizzati da avatar rispetto a quelli con persone reali. E per l’84% il lavoro umano e l’artigianalità restano indispensabili al valore di un brand.
Conviene leggere questi numeri con cautela. L’osservatorio è promosso da un’azienda che vende servizi e-commerce ai brand, e nel testo diffuso non compaiono il margine d’errore né il metodo di selezione degli studenti. Un panel di oltre 300 persone di un solo contesto formativo non dice come si comporta chi fa acquisti ogni settimana e ha un altro percorso di studi.
Resta un segnale utile per chi vende online a un pubblico giovane. Un assistente automatico può portare il cliente fino alla scheda prodotto, ma il dubbio finale cerca ancora una risposta umana. Chi compra, intanto, fa bene a trattare il consiglio dell’AI come un punto di partenza da verificare.
Secondo Panorama, che il 29 settembre 2026 ha riportato i risultati dell’indagine dell’Osservatorio FiloBlu Lens e di NABA.