Il 1° settembre 2026 Shein debutta sul mercato azionario di Hong Kong, chiudendo un iter di quotazione lungo e accidentato. Il gruppo cinese di moda low cost aveva guardato a New York e a Londra prima di scegliere la piazza asiatica, e ha ottenuto solo lo scorso luglio l’ok delle autorità di Pechino necessario a procedere. L’offerta mette sul mercato 280 milioni di azioni, con un prezzo che potrà oscillare fra un minimo di 47,60 e un massimo di 49,50 dollari hongkonghesi per titolo. L’obiettivo è una raccolta il cui tetto è fissato a quota 13,86 miliardi di dollari hongkonghesi, equivalenti a una forchetta fra 1,5 e 1,77 miliardi di dollari americani. Il prezzo definitivo sarà reso noto il 31 agosto, il giorno prima dell’esordio.

Il numero che conta di più è un altro. Il collocamento porta con sé una valutazione compresa fra 27 e 26,8 miliardi di dollari: una frazione di quanto Shein valeva fino a poco tempo fa. Nel 2022, in un giro di raccolta riservato a investitori privati, il gruppo era stato prezzato 98,2 miliardi di dollari; due anni dopo, il valore attribuito all’azienda si era già ridotto a 64 miliardi. Rispetto a quel picco, l’operazione di Hong Kong taglia la stima del 70-74%, un ridimensionamento che QuiFinanza ha ricostruito nel dettaglio il 24 agosto.

Il cambiamento riflette, secondo Winston Ma, docente alla NYU e già dirigente del fondo sovrano CIC, uno dei più grandi della Cina, un mutamento nell’atteggiamento degli investitori: chi sottoscrive oggi le azioni non paga più una crescita a doppia cifra, ma finanzia una piattaforma ormai matura, chiamata a proteggere i margini dai dazi sul commercio, da spese di adeguamento normativo più alte e da controlli più severi da parte dei regolatori.

Sui primi tre mesi del 2026 pesa una perdita da 99 milioni di dollari, al netto delle imposte: nello stesso trimestre del 2025 il bilancio si era chiuso in attivo, con un utile da 395 milioni. A spiegare buona parte del rosso è una voce contabile non monetaria da 328 milioni di dollari, riconducibile al valore attribuito alle azioni privilegiate convertibili del gruppo. Sul risultato hanno inciso anche il freno alla crescita e il peso dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti. Il fatturato del trimestre si è fermato attorno a quota 9,05 miliardi di dollari, con una crescita di appena l’1,1% sui dodici mesi precedenti. Il calo si è sentito soprattutto sul mercato che per anni ha trainato i ricavi di Shein più di ogni altro, gli Stati Uniti, dove le vendite hanno perso il 14,3%, scivolando fino a quota 2,04 miliardi di dollari: un anno prima erano 2,38 miliardi di dollari. Il peso di quel mercato sul totale dei ricavi è sceso dal 29,4% del 2023 fino al 22,5% dei primi tre mesi di quest’anno.

Guardando all’intero anno, il 2025 si è chiuso con ricavi fra 41,8 e 41,9 miliardi di dollari: il 2024 si era fermato a 38,8 miliardi, il 2023 a 32,1 miliardi, quindi la crescita annua è stata dell’8%. Anno dopo anno il passo si è fatto via via più lento: +41,1% nel 2023, +20,7% nel 2024, +8% nel 2025 e appena +1,1% nei primi tre mesi del 2026. Due decisioni fiscali spiegano buona parte del freno. A colpire il modello di Shein, prezzi molto bassi e spedizione diretta dalla Cina a chi compra, è stata soprattutto una norma statunitense: la vecchia esenzione doganale per i pacchi di piccolo valore, nota come de minimis, è caduta nel corso del 2026. Con questa misura importare negli Stati Uniti costa di più, e il vantaggio di prezzo che Shein aveva costruito negli anni si è ridotto: l’azienda starebbe valutando rincari per assorbire almeno una parte del colpo. Il fronte europeo non va meglio. Da luglio 2026 anche Bruxelles ha eliminato la soglia sotto la quale le merci importate, fino a 150 euro di valore, entravano senza dazi, introducendo al contempo un prelievo di 3 euro su ogni collo in arrivo dall’estero e obblighi più stringenti per Temu, AliExpress e per la stessa Shein. Su tutto questo si somma una concorrenza sempre più agguerrita da parte di Temu, oltre a una domanda in calo in diverse aree del mondo, Medio Oriente compreso.

Per chi valuta di sottoscrivere l’IPO, il prezzo fissato il 31 agosto sarà il primo segnale concreto di quanto il mercato creda nella tenuta dei margini di Shein in questo scenario di dazi più alti su entrambe le sponde dell’Atlantico. Chi comprerà il titolo dopo il debutto dovrà guardare al trimestre in corso: dirà se il calo delle vendite negli Stati Uniti si è fermato o sta ancora proseguendo.

Dati e ricostruzione dell’operazione riportati da QuiFinanza il 24 agosto 2026.