Lo riporta QuiFinanza: l’ultimo Eurostat regional yearbook, il confronto annuale fra le regioni dell’Unione europea curato dall’istituto statistico comunitario, colloca la Sardegna tra i territori più fragili del continente per natalità, istruzione e occupazione, con dati riferiti al 2024. Il rapporto segnala anche l’esposizione dell’Isola alla siccità e stima una contrazione marcata degli abitanti nei prossimi venticinque anni.

La media europea di figli per donna è 1,34. In Sardegna il dato scende ben sotto quella soglia: nell’area di Cagliari il tasso di fecondità tocca 0,84, mentre il Sud Sardegna sale poco, fermandosi a 0,89 figli per donna. Restano comunque tra i valori più bassi rilevati nel continente, e si inseriscono in una tendenza che, secondo le stime Istat, potrebbe rendere la Sardegna la regione più anziana d’Italia entro il 2050.

Un altro dato critico riguarda i giovani adulti. Solo il 23,8% dei sardi tra 25 e 34 anni ha completato un percorso di istruzione terziaria, contro un obiettivo europeo del 45% fissato per il 2030. Lo scarto resta ampio e pesa sulla capacità della regione di formare competenze avanzate, con ricadute possibili anche sull’attrattività per nuovi investimenti.

Anche il mercato del lavoro mostra squilibri. Il tasso di occupazione si ferma al 62,3%: la media Ue è del 76,1%, mentre la disoccupazione sale al 9%, tre punti sopra la media europea. Il confronto interno racconta però un’altra storia: Calabria, Campania e Sicilia restano sotto il 51% di occupati, ben più indietro della Sardegna su questo indicatore. Il primato negativo, quindi, riguarda l’Europa nel suo insieme, non il resto del Mezzogiorno.

Il rapporto colloca la Sardegna pure tra le 19 regioni europee dove più della metà del territorio ha subito gli effetti della siccità, un fenomeno che incide su agricoltura, allevamento e turismo e che si somma ai costi già sostenuti dalle imprese per la gestione idrica.

Sul fronte demografico, le proiezioni pesano soprattutto nel lungo periodo. Dai 1.554.945 abitanti del 2025 la popolazione sarda potrebbe scendere a 1.237.476 nel 2050: una perdita superiore a 317mila persone, un calo del 20,4% a fronte di una flessione nazionale stimata al 6,8%. Nello stesso arco temporale gli over 65 si porterebbero al 42,2% dei residenti, la quota più elevata fra le regioni italiane, mentre gli under 15 scenderebbero appena al 7,1%: il valore più basso registrato nel Paese.

Cambia anche la forma delle famiglie sarde. Il numero dei nuclei dovrebbe toccare il massimo tra un anno, nel 2027, sfiorando le 756mila unità, e poi ridursi fino a quota 682mila entro metà secolo. La dimensione media, già bassa a 2,06 componenti nel 2025, potrebbe scendere a 1,81. A crescere sono soprattutto le persone sole: quasi quattro famiglie sarde su dieci ne contano oggi una sola, quota che nel 2050 potrebbe arrivare al 45,4%, la più alta tra le regioni italiane. Fra gli anziani soli, la stima sale dagli attuali 138mila a un numero vicino ai 190mila.

Per chi vive o investe in Sardegna, il dato da segnare non è quello di oggi ma il picco delle famiglie atteso nel 2027: da quel momento la contrazione demografica comincia a farsi sentire su domanda di case, iscrizioni scolastiche e servizi locali, con riflessi diretti su mercato immobiliare e imprese del territorio.

Dati Eurostat ripresi da QuiFinanza nell’edizione di lunedì 28 settembre.