Chi vive in un palazzo riscaldato con impianto centralizzato dovrà fare i conti con una scadenza fissata al 1° gennaio 2027. Secondo quanto riporta Money.it, da quella data i dispositivi che misurano il consumo di calore ai termosifoni, i cosiddetti contabilizzatori, dovranno inviare in automatico i dati raccolti, eliminando la necessità di far entrare un tecnico in ogni appartamento per leggerli a mano. La regola non è nuova: arriva dal decreto legislativo 73 del 2020, che recepisce una direttiva dell’Unione Europea sull’efficienza energetica, ma diventa vincolante per tutti solo tra pochi mesi.

L’obbligo riguarda soprattutto gli impianti più vecchi. I sistemi montati dopo il 25 ottobre 2020 dovevano già inviare da remoto le proprie letture, quindi per quegli edifici cambia poco o nulla. Chi ha ancora dispositivi installati prima di quella data, invece, dovrà sostituirli o aggiornarli con un modulo di trasmissione entro l’inizio del nuovo anno. L’unica via d’uscita è una certificazione tecnica che attesti l’impossibilità pratica dell’intervento, oppure un costo giudicato eccessivo rispetto al beneficio.

Ignorare la scadenza ha un prezzo preciso. La normativa fissa una sanzione tra 500 e 2.500 euro per ciascuna unità immobiliare trovata non in regola, un importo che si applica appartamento per appartamento e non una tantum sull’intero edificio.

Quanto costa mettersi a norma dipende dal numero di termosifoni in casa. Un dispositivo nuovo si aggira tra 70 e 90 euro; se occorre cambiare anche la valvola termostatica, si sommano altri 35-40 euro a elemento. Manodopera e configurazione aggiungono una cifra tra 50 e 100 euro per ciascun radiatore, così un intervento completo senza cambio valvola resta nella fascia dei 120-190 euro a pezzo. Questa parte della spesa è a carico del singolo proprietario. Il condominio nel suo insieme deve poi installare il concentratore che raccoglie i dati di tutti gli appartamenti, con un costo che va dalle poche centinaia a oltre mille euro, da dividere tra i condomini secondo i millesimi.

C’è anche un lato positivo che va oltre l’obbligo di legge. Con la trasmissione mensile dei dati, l’amministratore può girare ai residenti i numeri reali invece di una stima, e questo riduce il rischio di conguagli pesanti a fine stagione: chi finora si è visto recapitare una bolletta calcolata su consumi presunti avrà più occasioni per correggere il tiro durante l’inverno.

Al termine mancano ormai meno di quattro mesi. Chi amministra un condominio con impianti precedenti al 2020 dovrebbe portare il tema alla prossima assemblea, verificare quali appartamenti sono già a norma e raccogliere un preventivo per l’intervento completo, concentratore incluso, prima che la corsa di dicembre faccia salire i prezzi degli installatori.

Dati e cifre riportati da Money.it in un articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato mercoledì 23 settembre 2026.