Il prezzo del gas naturale ha chiuso ieri a 72 euro al megawattora sul mercato Ttf di Amsterdam, un livello che non si vedeva da gennaio 2023. Per le imprese italiane ad alto consumo di energia, tra cui vetro, ceramica, chimica, carta e acciaio, quel numero significa una cosa sola: la bolletta energetica rischia di raddoppiare nel 2026.
Lo dice Gas Intensive, il consorzio che mette insieme i grandi utilizzatori industriali di energia elettrica e gas naturale. Se i prezzi spot restassero fermi ai livelli attuali per tutto l’anno, la spesa energetica complessiva del comparto salirebbe da 9 miliardi a una cifra vicina ai 18 miliardi di euro su base annua. Aldo Chiarini guida il consorzio e collega l’impennata alle tensioni in Medio Oriente delle ultime settimane, che si sono sommate a rincari già in corso da mesi.
Il calcolo è preciso: proiettando sull’intero anno i prezzi spot di oggi, la filiera pagherebbe il gas il 133% in più e l’elettricità l’87% in più rispetto ai livelli di riferimento. Le conseguenze sulla produzione sono già visibili, ha spiegato Chiarini: alcune aziende stanno decidendo se riavviare gli impianti dopo lo stop di agosto, oppure se a questi prezzi convenga restare ferme, mentre chi non può spegnere le linee dovrà lavorare in perdita finché i costi lo permetteranno.
A complicare il quadro arriva l’inverno, con le scorte di gas europee ferme al 65%, un dato inferiore alla media degli ultimi anni. Chiarini chiede due misure urgenti: l’attivazione del servizio di liquidità previsto dal decreto Bollette, per chiudere il differenziale tra l’hub italiano Psv e quello olandese Ttf, e un meccanismo di interrompibilità remunerata calibrato sulle condizioni eccezionali di quest’anno.
Le singole filiere confermano l’urgenza con numeri propri. Assocarta calcola che il settore cartario pagherebbe quasi il doppio dell’anno scorso per il gas, un miliardo di euro in più rispetto agli 0,8 miliardi spesi nel 2025, se il prezzo restasse fermo a 70 euro al megawattora per tutti i dodici mesi. Lo ha detto Lorenzo Poli, che presiede l’associazione di categoria della carta.
Nel vetro il settore ha già pagato 90 milioni di euro in più dall’inizio dell’anno, cui si aggiungono quasi 20 milioni di spread sul mercato Psv. Vitaliano Torno, appena nominato alla guida di Assovetro, cita fibre sintetiche di rinforzo, contenitori per la casa, componenti per l’automotive e imballaggi come i comparti più esposti: la concorrenza estera è già aggressiva e la domanda interna resta debole per il rallentamento dell’economia.
Anche l’acciaio è sotto pressione. Federacciai stima che, se il trend estivo prosegue, gas ed elettricità potrebbero costare rispettivamente il 15-20% e il 30-40% in più entro fine anno. Antonio Gozzi, che guida Federacciai, non chiede un intervento emergenziale ma politiche strutturali che permettano alle aziende italiane di restare competitive sui mercati esteri, senza perdere lo status di produttore di acciaio con le minori emissioni al mondo.
Per chi lavora in una di queste filiere o ne segue le sorti in borsa, il livello da tenere d’occhio nelle prossime settimane è il prezzo del gas sul Ttf: se resta sopra i 70 euro fino a dicembre, il rischio di fermate produttive smette di essere un’ipotesi e diventa una scelta aziendale concreta.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore il 2 settembre 2026, le stime arrivano da Gas Intensive e dalle associazioni di filiera Assocarta, Assovetro e Federacciai.