Il Brent ha tentato il rimbalzo martedì 3 novembre, dopo il crollo del giorno prima. Alle 11
il contratto di riferimento valeva 105,55 dollari al barile, con un rialzo dello 0,74% sulla chiusura precedente. A muovere i prezzi è una notizia del Wall Street Journal: nella notte forze americane avrebbero colpito Qeshm, isola iraniana all’ingresso dello Stretto di Hormuz.Il quotidiano americano cita funzionari statunitensi, che descrivono l’operazione come difensiva. L’obiettivo sarebbe impedire attacchi iraniani contro le navi commerciali che attraversano lo Stretto. Secondo il giornale, nelle scorse settimane ci sarebbero stati altri interventi limitati e mai comunicati. I media di Stato iraniani parlano di varie esplosioni sull’isola. Né il Pentagono né la Casa Bianca hanno confermato.
Il rimbalzo, però, è stato corto. Nella mattinata il prezzo ha oscillato tra 104,20 e 107,21 dollari, per poi fermarsi a metà strada. Il giorno prima il Brent aveva perso 8,66 dollari, cioè il 7,63%, chiudendo a 104,77. Il WTI americano era scivolato a 96,46.
Il crollo di lunedì nasceva da una scommessa sulla diplomazia. Gli operatori puntavano su un accordo tra Stati Uniti e Iran, e intanto il Qatar faceva da mediatore con Teheran su una bozza. Money.it segnala anche un dettaglio tecnico. Alcuni grafici mostrano un calo più profondo, perché mettono a confronto due contratti diversi: quello di gennaio e quello di dicembre, scaduto il 30 ottobre. Restando sul solo contratto di gennaio, la perdita è quel 7,63%.
Dal fronte negoziale non arrivano buone notizie. Un funzionario iraniano di alto livello ha riferito all’agenzia Reuters che l’intesa per chiudere la guerra è ancora lontana. Teheran rifiuta le richieste americane che considera eccessive e, per riaprire Hormuz, pretende prima le proprie condizioni. Sul nucleare, dice, si parlerà dopo. Il testo è fermo da otto giorni. Lunedì sera a Teheran sono arrivati i mediatori qatarioti, mentre il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, sostiene che ora tocca a Washington rispondere.
Gli analisti sentiti da Reuters vedono due spinte opposte. Priyanka Sachdeva, di Phillip Nova, spiega che il pericolo di forniture interrotte sostiene il prezzo dal basso. Allo stesso tempo, l’incertezza sulle prossime mosse americane frena i trader, che evitano posizioni aggressive e limitano la spinta al rialzo. Tim Waterer, di KCM Trade, osserva che il raid ha rimesso nel prezzo un po’ di premio di rischio proprio mentre il mercato si abituava a uno scenario più diplomatico.
L’operazione cade poi nella giornata del voto americano per il rinnovo del Congresso. Ipek Ozkardeskaya, di Swissquote, ricorda che le urne da sole non possono rimettere in moto le rotte per le navi, né ripristinare gli impianti colpiti. Quello che conta, per lei, è se i risultati allineeranno i fattori politici necessari a riportare l’offerta verso condizioni normali.
Sul grafico, il primo appoggio è il minimo toccato lunedì, 103,29 dollari, e più sotto c’è quota 100 dollari, soglia psicologica. Verso l’alto, serve riconquistare l’area dei 110, persa proprio lunedì: senza quella, il movimento resta un semplice rimbalzo.
Il prossimo appuntamento con i dati è mercoledì 4 novembre, alle 16
italiane, quando l’agenzia americana Energy Information Administration pubblica le scorte settimanali di greggio. L’aggiornamento seguente è rimandato al 12 novembre, un giovedì, per la festa dei veterani.Secondo Money.it, che ha pubblicato la notizia il 3 novembre 2026, con il raid su Qeshm riferito dal Wall Street Journal.