Il Rapporto Coop 2026, presentato in anteprima a Milano dall’ufficio studi di Ancc-Coop e ripreso da Adnkronos, restituisce l’immagine di un paese logorato: il 30% degli italiani dichiara di trovarsi sulla soglia del burnout, l’87% mette le guerre in cima alle proprie paure e il 77% si sente schiacciato dal peso della congiuntura economica.
Il documento si basa su due sondaggi condotti lo scorso agosto: uno su un campione di 1.000 persone rappresentativo della popolazione tra 18 e 75 anni, l’altro su un panel di 800 tra opinion leader ed esperti di mercato che seguono le edizioni precedenti del rapporto.
Dietro le percentuali sulla stanchezza c’è un problema di reddito che dura da anni. Il potere d’acquisto medio non è cresciuto rispetto a vent’anni fa ed è inferiore a quello della maggior parte dei paesi europei: solo la Grecia fa peggio dell’Italia in questa graduatoria. Il coefficiente di Gini, la misura standard delle disuguaglianze economiche, è salito di 2,5 punti percentuali negli ultimi cinque anni. Più di sei italiani su dieci, il 67%, hanno attraversato una fase di difficoltà personale in questo periodo.
Le previsioni dell’ufficio studi Coop fissano la crescita del Pil 2026 sotto l’1%, allo 0,8%, con un lieve miglioramento allo 0,9% nel 2027. Il confronto con la Spagna spiega perché il divario resti largo. La produttività italiana arretra dello 0,2% l’anno, mentre quella spagnola cresce dello 0,6%. La popolazione spagnola aumenta del 4,8%, complice un’apertura maggiore ai flussi migratori, mentre quella italiana scende dell’1,5%. Solo il 31% dei giovani italiani ha una laurea, contro il 56% francese e il 53% spagnolo: un ritardo che pesa sulla capacità di spostarsi verso settori a maggior valore aggiunto.
Un dato, però, va in controtendenza. L’inflazione cumulata subita dagli italiani si è fermata al 5,1%, contro il 3,6% medio dell’area euro. Se il rincaro fosse stato uguale a quello europeo, le famiglie italiane avrebbero pagato 22,6 miliardi di euro in più di spesa complessiva, un quarto dei quali sul solo cibo.
Sul lavoro il quadro è ambivalente. Dal 2019 il numero di occupati è salito di un milione e il tempo dedicato al lavoro è cresciuto di 35 ore l’anno in media, eppure la soddisfazione non segue lo stesso percorso. Più della metà dei lavoratori, il 56%, non è soddisfatta dello stipendio, il 35% lamenta ritmi troppo intensi e il 32% non vede spazi di crescita professionale. Chi ha superato i 50 anni pesa ormai per il 42% tra i lavoratori italiani, quota che dieci anni fa si fermava al 22%: un segnale di quanto le aziende facciano fatica a trovare profili più giovani.
Sui consumi, gli italiani tagliano dove possono e si affidano sempre di più alla tecnologia per scegliere. Il 74% considera l’intelligenza artificiale il proprio consulente d’acquisto principale, una quota superiore a quella degli Stati Uniti, dove si ferma al 68%. Tra i prodotti che reggono ci sono gli smartphone ricondizionati, 520.000 unità vendute nei primi sei mesi dell’anno, il 58% in più rispetto al periodo precedente, e i robot lavapavimenti, arrivati a un milione di pezzi con una crescita annua del 74%.
Per chi valuta una trattativa salariale o un cambio di lavoro nei prossimi mesi, il dato sulla produttività ferma è quello da tenere d’occhio: senza un recupero su quel fronte, il margine per aumenti reali degli stipendi resta stretto, qualunque sia il numero degli occupati.
Dati e dichiarazioni tratti dal Rapporto Coop 2026 dell’ufficio studi Ancc-Coop, riportati da Adnkronos nella cronaca della presentazione milanese.