Poste Italiane ha chiuso l’11 settembre 2026 la prima fase della sua offerta su Tim, arrivando al 66,627% del capitale della società telefonica. Una seconda occasione per aderire si apre il 21 settembre e si chiude il 25: chi tiene ancora titoli Tim si gioca in questi giorni la scelta tra vendere subito o restare socio di un gruppo che rischia di lasciare la Borsa.

Guidata dall’amministratore delegato Matteo Del Fante, Poste paga per ogni titolo Tim conferito 1,97 euro in contanti e assegna in cambio 0,218 nuove azioni proprie. Il valore è stato fissato lo scorso 7 settembre, in seguito a un aumento di 30 centesimi sull’offerta di partenza da 1,67 euro, e il gruppo ha fatto sapere che non ritoccherà più la cifra.

Nella prima finestra i soci hanno consegnato 993.608.722 titoli, quasi la metà del capitale Tim. Aggiungendo il 20,104% già in mano al gruppo prima dell’operazione, la quota complessiva sale al 66,627% comunicato in questi giorni. Se anche gli azionisti rimasti portassero tutto in adesione, il conto per Poste toccherebbe i 3,3 miliardi di euro, pagati a debito con le banche.

Le soglie successive contano più della percentuale attuale. Con due terzi esatti del capitale il gruppo postale otterrebbe il pieno controllo dell’assemblea straordinaria, quella che decide su fusioni e modifiche allo statuto: un traguardo mancato per pochi decimi di punto, e comunque già alla portata visto che ai voti non partecipa mai l’intero capitale.

Il numero da guardare resta il 90%. Chi lo supera deve comprare, allo stesso valore dell’offerta, i pacchetti di chi glieli propone, e in più ottiene la facoltà di rilevare d’ufficio le azioni rimaste in giro, anche senza il consenso di chi le possiede. Fino all’anno scorso questa seconda facoltà scattava solo al 95%: un decreto entrato in vigore nel 2026 ha portato entrambe le soglie al 90%.

L’uscita dal listino, però, non richiede che Poste arrivi al 100%. Basta che sul mercato circolino così poche azioni libere da rendere impossibili scambi ordinati: in quel momento è la Borsa italiana a togliere la quotazione, di propria iniziativa. Chi non ha aderito in tempo resterebbe comunque protetto dalla stessa valutazione economica fissata dall’offerta, ma senza più un mercato dove vendere quando vuole.

Sul fronte dei consumi non cambia nulla: chi usa Tim per la linea di casa o il cellulare continua con lo stesso contratto e lo stesso numero, perché la partita si gioca tutta sull’azionariato e non tocca i servizi commerciali.

Restano pochi giorni, fino al 25 settembre, per chi possiede ancora titoli Tim: può scegliere se prendere subito il pacchetto di contanti e nuove azioni Poste, oppure restare in una società che, una volta superate certe soglie previste dalla normativa, rischia comunque di lasciare il listino nel giro di pochi mesi.

Dati e tempistiche dell’offerta riportati da QuiFinanza in un articolo di Mirko Ledda pubblicato mercoledì 16 settembre 2026.