Poste Italiane ha chiuso la prima fase della sua offerta su Tim con oltre il 66,6% del capitale in mano, un traguardo arrivato soprattutto nelle ore finali della raccolta adesioni. Nell’ultima giornata di adesioni sono arrivati altri 635 milioni di titoli, che portano il totale raccolto quasi a un miliardo di azioni.

Il numero conta perché supera la soglia tecnica del 66,7% che Poste aveva indicato al lancio dell’operazione, poi tolta di mezzo quando il gruppo ha rilanciato la componente in contanti a 30 centesimi per azione. Con quella soglia superata, il controllo pieno dell’ex monopolista telefonico è ormai blindato per Poste.

L’obiettivo dichiarato resta un altro: arrivare al 90% del capitale, il livello che attiva lo squeeze out, cioè l’obbligo per i soci di minoranza di cedere le proprie azioni, e apre la strada all’uscita di Tim da Piazza Affari. Per arrivarci, Poste riapre l’offerta tra il 21 e il 25 settembre, una seconda finestra pensata per chi non ha ancora aderito.

Sul piano industriale, il disegno è costruire un unico gruppo che tenga insieme servizi postali, risparmio gestito, assicurazioni e connettività. Le due aziende insieme conterebbero 150.000 dipendenti e una capitalizzazione di Borsa vicina a 50 miliardi di euro, con un margine operativo intorno ai 5 miliardi e sinergie stimate in 700 milioni l’anno. Quella cifra sulle sinergie arriva dalla società che promuove l’operazione, non da una verifica indipendente, e conviene tenerlo a mente prima di prenderla come un dato acquisito.

I tempi tecnici sono già fissati. Il conguaglio per chi ha già aderito, 30 centesimi in contanti più un rapporto di cambio di 0,218 azioni Poste per ogni azione Tim, arriva il 18 settembre. L’annuncio dei numeri definitivi sull’adesione è fissato per il giorno precedente, il 17.

Il mercato ha reagito bene nell’ultima seduta utile, venerdì 11 settembre: il titolo Tim è salito dell’1,82%, quello di Poste dell’1,92%, e il valore implicito dell’operazione è salito a quota 7,65 euro per ciascuna azione. Secondo la ricostruzione di QuiFinanza, gli analisti di Equita si sono spinti oltre, stimando che Poste possa arrivare fino a 31 euro se riuscisse a rilevare l’intero capitale di Tim, quasi il 19% in più se paragonati ai 26,06 euro segnati a fine settimana. È una proiezione, non un prezzo: dipende da quanto capitale Poste riuscirà davvero ad accumulare nelle prossime settimane.

L’amministratore delegato Matteo Del Fante ha inquadrato l’offerta dal punto di vista di chi ha oggi azioni Tim in portafoglio: meno rischio, il ritorno dei dividendi già dal prossimo acconto di novembre, e l’ingresso in un gruppo diversificato al posto di una società il cui titolo, partendo da 5 euro, è arrivato fino a 22 centesimi in anni recenti. È la lettura di chi lancia l’offerta, quindi conviene prenderla per quello che è: l’argomento pensato per convincere gli ultimi indecisi ad aderire.

Chi ha ancora azioni Tim in portafoglio ha tempo fino al 25 settembre per decidere se aderire alla riapertura o restare socio di minoranza in un titolo che, superata la soglia del 90%, rischia di uscire dal listino.

Dati e dichiarazioni ripresi da QuiFinanza, nell’articolo di Giorgia Bonamoneta pubblicato sabato 12 settembre 2026.