Secondo quanto riportato da Soldionline, l’operazione con cui Poste Italiane rilevava Tim si è chiusa e il gruppo postale ora controlla circa l’85,82% del capitale dell’ex monopolista telefonico. L’offerta, un’operazione mista in denaro e azioni rivolta agli azionisti Tim, ha esaurito la sua finestra di cinque giorni per la riapertura dei termini: la stessa finestra di cui Economix aveva già raccontato venerdì 25 settembre l’ultima giornata utile.

Durante quei cinque giorni, ha fatto sapere Borsa Italiana, le adesioni hanno raggiunto l’82,25% delle azioni oggetto dell’offerta. Questo numero conta solo chi ha consegnato i titoli in quella finestra: non è la quota finale di Poste in Tim. Per arrivare all’85,82% complessivo va sommata la partecipazione che il gruppo postale possedeva già prima di lanciare l’operazione. Sono due cifre distinte e rispondono a due domande diverse: quanti azionisti hanno aderito ora, e quanto controlla Poste in totale.

Un’Opa con scambio funziona così: chi possiede azioni della società target riceve in cambio denaro, azioni dell’offerente, o entrambe le cose, secondo i termini fissati in partenza. Tim, storico gestore delle reti telefoniche italiane, resta quotata a Piazza Affari ma cambia sostanzialmente assetto proprietario: un solo socio ora pesa per oltre quattro quinti del capitale.

Nella seduta di Piazza Affari di oggi, lunedì 28 settembre, i due titoli coinvolti si sono mossi in direzioni opposte. Le azioni di Poste Italiane hanno chiuso a 25,82 euro, in progresso dello 0,43%. Il titolo Tim invece ha perso il 2,69%, fermandosi a 7,241 euro.

Un divario del genere tra offerente e società target non sorprende chi segue queste operazioni. Il mercato tende a scontare nel titolo dell’offerente parte del rischio dell’integrazione appena avviata, mentre il titolo oggetto dell’offerta si riallinea al nuovo assetto di controllo (specialmente quando, come in questo caso, gran parte del flottante libero è appena scomparsa dal mercato).

Soldionline non riporta se Poste intenda lanciare un successivo squeeze-out per arrivare al 100% del capitale, né se abbia fissato una soglia oltre la quale scatterebbe l’obbligo di delisting. Quel dettaglio stabilirebbe se i piccoli azionisti rimasti fuori dall’operazione avranno un’altra finestra per uscire, o se dovranno restare soci di una società con un flottante ormai minimo.

Per chi ha ancora azioni Tim in portafoglio, la domanda pratica riguarda proprio la liquidità del titolo nelle prossime settimane. Con oltre l’85% del capitale in mano a un unico socio, il flottante residuo si assottiglia, e questo può rendere più nervose le sedute per chi prova a comprare o vendere le quote rimaste sul mercato.

Dati e prezzi di chiusura riportati da Soldionline in un articolo pubblicato lunedì 28 settembre 2026.