Il listino milanese ha chiuso la seduta di ieri a 53.107 punti, con una flessione dell’1,06%, sulla scia del clima debole delle principali borse europee. Gli scambi sono saliti a 2,8 miliardi abbondanti di euro, un volume superiore al solito, anche se la seduta resta segnata da vendite diffuse su gran parte del listino.
Il mercato obbligazionario si è mosso nella stessa direzione. Secondo i dati riportati da Soldionline, il rendimento del Btp decennale è salito di ben 6 punti base, fino al 4,07%. Quello del Bund è cresciuto di appena 3,7 punti base e ora paga il 3,25%. Lo spread tra i due titoli ha toccato quota 81,6 punti base, un livello che riflette il rialzo dei rendimenti Usa, ai massimi dal 2022.
L’origine della giornata negativa è la preoccupazione, diffusa tra gli investitori, che la bolla legata all’intelligenza artificiale possa sgonfiarsi già dal prossimo anno. Il timore ha spinto molti a incassare i guadagni sui titoli più esposti ai data center, con vendite decisamente più aggressive rispetto al resto del listino.
Il gruppo italo-francese dei semiconduttori, Stmicroelectronics, ha perso il 7,57%, il calo più marcato di giornata. Poco meglio Prysmian, il produttore di cavi per reti elettriche e telecomunicazioni, sceso del 4,88%. Il giorno prima gli stessi titoli avevano preso strade opposte, sostenuti dall’esposizione ai progetti di data center: un segnale di quanto sia instabile, in questa fase, l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.
La stessa dinamica ha colpito Technoprobe, fornitore di apparecchiature per il collaudo dei microchip, in calo del 7,32%, segno che la sfiducia ha investito l’intero comparto dei semiconduttori. Il malumore si è esteso anche fuori dal settore tech: Buzzi ha ceduto il 3,35%. Vendite anche su Avio, giù del 3,25%, e su FinecoBank, che ha perso il 3,13%.
Sul fronte opposto, i rialzi sono stati pochi e concentrati sui settori più difensivi. Nexi, la società dei pagamenti digitali, ha guadagnato l’1,97%, il miglior risultato tra le big cap. Bene anche le utility. Il gestore della rete del gas, Snam, avanza dell’1,26%. A2A è salita dello 0,75%, mentre Terna, la società che gestisce l’alta tensione, segna un progresso dello 0,47%.
Anche Eni ha chiuso in rialzo, guadagnando lo 0,95%. A spingerla è il petrolio: il Wti resta sopra gli 85 dollari al barile, un livello che il mercato legge come favorevole ai margini di chi estrae e vende energia.
Le banche hanno chiuso perlopiù in rosso, ma con cali più contenuti rispetto a tecnologia e industria. Le perdite sono state più nette su Mediobanca, giù dello 0,41%, su Banco Bpm, sceso dello 0,98%, e soprattutto su Unicredit, che ha ceduto l’1,51%, il calo peggiore tra i titoli finanziari. Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi hanno retto meglio, con un calo rispettivamente dello 0,06% e dello 0,07%, variazioni quasi impercettibili.
Tra le società a minore capitalizzazione i movimenti sono stati più ampi in entrambe le direzioni. Risanamento ha perso il 9,66%, il ribasso più pesante dell’intera giornata. In controtendenza, Txt E-Solutions, attiva nei servizi software, avanza del 2,29%. Meglio ancora Met.Extra Group, salito del 4,84%.
Per chi ha titoli tecnologici o legati ai semiconduttori in portafoglio, la seduta di ieri è un promemoria diretto: l’entusiasmo sull’intelligenza artificiale può girare in poche ore, più veloce di quanto arrivino i guadagni. Chi valuta un acquisto di titoli di Stato italiani dovrebbe invece seguire lo spread nelle prossime sedute: se il differenziale continua a salire insieme ai rendimenti Usa, il costo del nuovo debito pubblico aumenta di conseguenza.
Dati e cifre della seduta riportati da Soldionline nell’articolo pubblicato il 18 agosto 2026.