Sul mercato del petrolio pesano due interruzioni di offerta emerse quasi in contemporanea, una in Arabia Saudita e una in Libia, che tengono Brent e WTI su livelli alti nonostante un arretramento nella seduta di ieri. Il Brent ha chiuso a quota 107,67 dollari, giù dello 0,99% sulla giornata, mentre il WTI si è fermato a 105,01 dollari, in calo dello 0,77%. Entrambi i contratti restano comunque lontani dai valori dell’estate, dopo aver toccato nei giorni scorsi i massimi da quattro mesi.

Il fronte più delicato è quello saudita. Venerdì scorso droni partiti dalla provincia irachena di Maysan hanno colpito la pipeline East-West, che porta il greggio dell’entroterra saudita fino al terminal di Yanbu sul Mar Rosso, secondo la ricostruzione di Al Jazeera. Nessuna sigla ha rivendicato l’azione. Baghdad ha aperto un’indagine, sostituito il comandante militare della provincia e sbarrato il passaggio di confine con l’Iran a Shalamcheh.

La condotta resta chiusa per precauzione. Può trasportare tra i 4 e i 5 milioni di barili quotidiani, una quota che pesa per il 4-5% sull’offerta mondiale di petrolio. Da quel momento le condizioni sono peggiorate: più fonti marittime, riprese da diverse agenzie, riferiscono che le petroliere hanno smesso di caricare il greggio saudita nel terminal di Yanbu. Per Rystad Energy, società norvegese di analisi del comparto energetico, il vicepresidente per i mercati del petrolio Janiv Shah ha commentato che il balzo sopra i 108 dollari al barile mostra come gli operatori stiano già scontando una perdita rilevante di offerta. Ben Cahill, che segue i mercati energetici per l’Atlantic Council, think tank statunitense, ha aggiunto che le riserve di capacità che negli ultimi sei mesi avevano fatto da cuscinetto al mercato si sono ormai quasi azzerate: la pipeline saudita rappresentava la principale alternativa in caso di blocco dello Stretto di Hormuz.

In Libia, però, il problema non è militare ma sindacale. Martedì la Guardia degli impianti petroliferi, il corpo armato che sorveglia i siti energetici del paese, ha chiuso una saracinesca sulla condotta Hamada-Zawiya, fermando l’attività estrattiva nei giacimenti di Tahara e di Hamada, oltre a un impianto di pompaggio annesso. La National Oil Corporation, la compagnia petrolifera di stato libica, ha definito l’iniziativa illegittima e minacciato di dichiarare forza maggiore se il flusso non verrà ripristinato o se altri impianti dovessero fermarsi. Alla base della protesta ci sono rivendicazioni salariali e sulle condizioni di lavoro, oltre alla richiesta di spostare la gestione amministrativa ed economica del corpo, attualmente alle dipendenze del dicastero della Difesa, sotto la compagnia di stato.

La produzione libica si aggira sui 1,4 milioni di barili giornalieri, un livello che non si vedeva da oltre un decennio. Le fonti consultate da Money.it, che cita a sua volta Al Jazeera per la ricostruzione dell’attacco saudita, non hanno ancora quantificato quanto di questa produzione sia andato perso nell’episodio.

Chi vive in Italia sente l’effetto soprattutto attraverso due voci, il pieno di benzina e la bolletta energetica, perché il paese copre con importazioni quasi tutto il petrolio che consuma. Chi possiede ETC sul petrolio, gli strumenti quotati che replicano il prezzo delle materie prime, quote di fondi energetici o azioni di società come Eni, vede per ora il greggio sostenuto. A complicare il quadro nelle ultime ore è arrivata anche la decisione della Federal Reserve sui tassi, comunicata nella serata di ieri: le mosse della banca centrale statunitense si trasmettono alle materie prime attraverso il cambio del dollaro, e le prossime sedute rifletteranno anche quella variabile.

Il ritracciamento di due giorni fa ricorda però che il sostegno ai prezzi regge solo finché i due fronti restano bloccati. Per gli automobilisti italiani, il riflesso concreto alla pompa dipenderà da quanto a lungo dureranno le interruzioni a Yanbu e in Libia.

Dati e ricostruzione ripresi da un’analisi pubblicata da Money.it mercoledì 16 settembre 2026, a sua volta basata su fonti di mercato e sulla stampa internazionale citata nell’articolo.