Il petrolio Brent ha superato quota 100 dollari al barile mercoledì mattina, un livello che il greggio di riferimento europeo non toccava da luglio. Le quotazioni sono salite del 2,18% nella giornata, dopo una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico.
Gli Stati Uniti hanno colpito cinque petroliere iraniane nello stretto che collega il Golfo Persico ai mercati internazionali, la via da cui transita gran parte dell’export di greggio della regione. Teheran ha risposto assaltando due navi occidentali e prendendo di mira obiettivi americani in Giordania. Il rischio che il confronto si allarghi oltre i due paesi è aumentato.
Il Wti, il petrolio di riferimento americano, resta sotto quota 95: si ferma a 94,73 dollari il barile, in progresso dell’1,8%. La differenza tra i due benchmark racconta quanto il Brent sia più esposto alle tensioni nel Golfo Persico, da cui arriva una quota rilevante del greggio destinato all’Europa.
Per l’automobilista italiano l’effetto più immediato riguarda il gasolio. Lo sconto sulle accise che oggi taglia 17 centesimi al litro dal prezzo alla pompa scade oggi, giovedì 10 settembre, proprio nel giorno in cui il consiglio dei ministri dovrebbe decidere se rinnovarlo. Il diesel costa oggi 2,169 euro al litro, la benzina si ferma poco sopra i 2 euro: livelli già alti su cui il greggio più caro rischia di pesare ulteriormente.
Chi guida un’auto diesel rischia quindi due rincari nello stesso momento: il petrolio più caro sui mercati internazionali e la fine dello sconto fiscale, se il governo non interviene. Secondo QuiFinanza, l’esecutivo dovrebbe orientarsi verso una proroga, in attesa di una misura più mirata da introdurre a ottobre.
Anche il gas naturale segue la stessa dinamica. Ad Amsterdam, dove si forma il prezzo di riferimento per il metano in Europa, le quotazioni hanno toccato 78,5 euro il megawattora. Il continente lavora ancora al riempimento degli stoccaggi in vista dell’inverno. La media Ue si ferma al 66,9%, con Germania e Paesi Bassi più indietro degli altri, fermi rispettivamente al 54,5% e al 50%. L’Italia, che ha tra le capacità di stoccaggio più ampie del blocco, ha già raggiunto l’84%.
Quella distanza tra paesi pesa più della media europea. Chi arriva all’inverno con gli stoccaggi meno pieni resta il più esposto a un ulteriore balzo dei prezzi se lo scontro tra Washington e Teheran non si allenta. Chi ha un contratto di fornitura del gas in scadenza nelle prossime settimane farebbe bene a seguire l’esito del consiglio dei ministri di giovedì: da quella decisione dipende buona parte del conto energetico dell’autunno.
Dati e cifre ripresi da QuiFinanza, pubblicati il 9 settembre 2026.