Lunedì 2 novembre i prezzi del greggio e del metano europeo sono crollati, con Washington e Teheran di nuovo al tavolo. Il Brent ha perso il 7,9% e vale 104,5 dollari per barile. Il gas negoziato ad Amsterdam ha ceduto più del 10%. Il quadro arriva da Soldionline, che richiama un lancio dell’ANSA.

Il Brent è il greggio di riferimento sui mercati internazionali. Il Wti, il parametro statunitense, scende del 7,3% e si ferma a 96,55 dollari. Le due perdite hanno un’ampiezza simile. La spinta al ribasso, quindi, non nasce in un solo mercato.

Sul gas il colpo è stato più duro. I future Ttf, il principale riferimento europeo per il prezzo del metano, hanno perso il 10,2% e valgono 93,3 euro per megawattora. Quel prezzo orienta le attese su bollette e costi delle imprese che consumano molta energia. Soldionline lega il Ttf a queste attese, non a un effetto immediato sulle tariffe.

Perché una trattativa diplomatica sposta così tanto i listini? Il meccanismo è semplice: ogni notizia che possa cambiare gli equilibri energetici, tra consumi e forniture, si riflette sui prezzi. Se gli operatori vedono più barili in arrivo, o meno rischio di restrizioni, vendono in fretta. Anche senza risultati concreti, la sola diplomazia diventa un detonatore di volatilità.

Qui c’è un limite da tenere presente. Le informazioni disponibili parlano di negoziati ripresi, non di un’intesa firmata. Non risultano comunicati il contenuto dei colloqui, il calendario degli incontri o le concessioni sul tavolo. I prezzi, dunque, scontano un’aspettativa. Un’aspettativa può rientrare con la stessa velocità con cui è arrivata.

Anche il peso della giornata va misurato con prudenza. Un calo di quasi otto punti in una seduta è un movimento fuori scala per un mercato che si muove di solito a frazioni di punto. Dopo scosse del genere gli operatori tendono a correggere, in un senso o nell’altro, appena arriva un dato nuovo. Nulla dice che il livello di lunedì sia un nuovo punto di partenza stabile.

Resta il fatto che il petrolio, nonostante la caduta, viaggia ancora su valori elevati. Il Brent sta sopra i 104 dollari, mentre il Wti è sceso sotto quota 97. Chi guarda al conto della benzina o della bolletta non deve aspettarsi un sollievo automatico: tra il prezzo all’ingrosso e quello pagato da famiglie e imprese c’è un passaggio che Soldionline non quantifica.

Per i prossimi giorni il dato da seguire è doppio. Il primo è l’esito dei colloqui tra Washington e Teheran, che deciderà se il ribasso ha basi solide. Il secondo è il Ttf: se resta vicino a 93,3 euro, la pressione sulle bollette europee inizia ad alleggerirsi nelle attese; se risale, il calo di lunedì sarà stato soltanto un rimbalzo.

Secondo Soldionline, che cita un lancio dell’ANSA, le quotazioni di petrolio e gas sono crollate lunedì 2 novembre 2026.