Il trattamento minimo Inps vale oggi 619,80 euro mensili, spalmati su tredici mensilità. Come riporta QuiFinanza, dal 2027 quella cifra potrebbe salire ancora, ma di quanto dipende da un numero che il governo non ha ancora certificato: l’inflazione maturata nel 2026.

A muovere gli assegni è la perequazione, l’adeguamento automatico che lega le pensioni ai prezzi per proteggere il potere d’acquisto di chi le riceve. Il meccanismo tratta gli importi in modo diverso a seconda della fascia. Chi resta sotto la soglia di quattro volte il minimo ottiene l’adeguamento pieno. Per importi che vanno da quattro a cinque volte quella cifra, l’indice scende al 90%. Sopra le cinque volte, la rivalutazione si ferma al 75%.

Il governo, nel Documento programmatico di bilancio (la bozza con le stime economiche che anticipa la manovra), indica un’inflazione al 2,8% per quest’anno. Se questa proiezione reggerà, l’adeguamento del 2027 sarà più generoso di quello riconosciuto quest’anno. Le simulazioni oscillano a seconda del tasso finale: con un’inflazione più vicina al 2%, l’aumento resterebbe contenuto, mentre con il 2,8% l’effetto sarebbe maggiore. Il quotidiano Il Messaggero ha calcolato che, in questo intervallo, l’assegno minimo potrebbe arrivare a circa 625 euro mensili. È una proiezione, non un dato definitivo. Il numero reale dipenderà dal tasso certificato e dalle scelte della prossima Legge di Bilancio.

Accanto alla rivalutazione ordinaria c’è una seconda misura, più fragile. Le ultime manovre hanno aggiunto una maggiorazione straordinaria dell’1,3%, quasi 20 euro al mese in più, per 2,2 milioni di persone che ricevono la pensione minima. Il bonus ha una scadenza fissata al 31 dicembre 2026. Senza una proroga non si rinnova da solo, e l’assegno tornerebbe a crescere soltanto con il meccanismo ordinario legato ai prezzi.

Una parte dei pensionati over 75, con requisiti di reddito specifici, accede anche a maggiorazioni sociali aggiuntive. Per loro l’assegno finale potrebbe salire oltre la stima base, se il governo confermerà queste misure nella prossima manovra. Per tutti gli altri, senza nuove risorse in bilancio, l’unico aumento certo resta quello garantito dalla perequazione legata ai prezzi.

Il termine pensione minima, in realtà, indica l’integrazione al minimo: il meccanismo che porta l’assegno calcolato sui contributi versati fino alla soglia fissata ogni anno, quando quell’importo risulta più basso. Non scatta in automatico per chiunque. Servono i requisiti di reddito previsti dalla norma, e l’Inps li controlla di norma già quando liquida la pensione, senza bisogno di una richiesta separata. Se il reddito cambia nel tempo, o l’istituto non ha dati aggiornati, si può chiedere il riconoscimento tramite il portale online dell’Inps oppure un patronato.

Per chi vive già con la pensione minima, la cifra da monitorare nei prossimi mesi non è la stima dei 625 euro. È la proroga della maggiorazione straordinaria nella prossima Legge di Bilancio: da quella dipende se l’assegno di gennaio 2027 cresce di poco o in modo più sensibile.

Dati ed elaborazioni ripresi da un articolo di Mauro Di Gregorio pubblicato su QuiFinanza il 4 agosto 2026.