I produttori europei di pannelli in legno dicono che i costi di produzione sono usciti dal loro controllo. L’allarme è arrivato dal Sicam di Pordenone, la fiera dedicata a componenti e semilavorati per l’industria dell’arredo, e lo riporta Il Sole 24 Ore in un articolo di mercoledì 21 ottobre. Il problema è la competitività: le aziende dell’Unione europea fanno i conti con questi rincari mentre i concorrenti extra-Ue lavorano in condizioni diverse.

Il primo fattore è l’energia. Nel secondo semestre di quest’anno la bolletta elettrica è salita del 106% e il gas dell’85%, per effetto delle guerre. Il gas a sua volta spinge l’urea, ingrediente base delle colle con cui si tengono insieme i pannelli. Nell’arco di sei mesi l’urea è rincarata del 51%.

A quel rincaro contribuisce il Cbam, il meccanismo europeo che tassa all’ingresso i materiali la cui produzione emette molta CO2. La norma ha debuttato a gennaio. Per le colle dei pannelli il risultato è un costo in più su una materia prima che non si può sostituire.

Non c’è solo la chimica. Trasporti, carta e legname costano di più. FederlegnoArredo, l’associazione di categoria del settore, calcola che i tronchi destinati alla triturazione siano rincarati di circa il 23% da gennaio. Il pellet sale del 35%. Le imprese definiscono la situazione insostenibile.

Assopannelli, l’associazione di settore, ha per presidente Paolo Fantoni, che ricorda un precedente: cinque anni fa, dopo il Covid, i costi erano esplosi in modo simile. Allora la domanda cresceva e le aziende riuscivano a girare gli aumenti ai clienti. Oggi la richiesta è debole e quel margine di manovra non c’è più.

Il risultato è un settore che guadagna poco. Fantoni parla di marginalità molto ridotta, come nella carta e nella ceramica. Alcune aziende stanno valutando fermi produttivi, un po’ perché mancano gli ordini e un po’ perché i costi sono altissimi.

Una stima precisa dell’impatto è difficile, perché i prodotti sono molti: truciolare, mdf, versioni nobilitate. Secondo le imprese, da gennaio a oggi i costi sono cresciuti in media di 30-35 euro per metro cubo. Circa due terzi di questa somma è stata assorbita dal mercato, cioè dalle aziende stesse che hanno rinunciato a margine. La parte restante andrà scaricata sui clienti nei prossimi 4-5 mesi, altrimenti, avvertono i produttori, le aziende rischiano di non reggere.

Una nuova spinta è già in calendario. A gennaio scatta la seconda delle quattro tappe di aumento dell’urea legate al Cbam, che Fantoni quantifica in altri 40 euro a tonnellata.

I dati arrivano dai produttori e dalla loro associazione, non da una rilevazione indipendente: la stima dei 30-35 euro è un valore medio dichiarato dalle imprese. Per chi compra mobili o arredi su misura, il possibile effetto sui prezzi si vedrà nei listini dei prossimi mesi, e il passaggio di gennaio sull’urea è la data da tenere d’occhio.

Articolo di Giovanna Mancini pubblicato da Il Sole 24 Ore mercoledì 21 ottobre 2026, con dati di FederlegnoArredo e dichiarazioni di Paolo Fantoni di Assopannelli.