Un maggior gettito comunale che, nella stima più prudente, non scende sotto i 243 milioni di euro e, in quella più alta, sfiora i 469 milioni: è questo il numero centrale di uno studio econometrico sui pagamenti digitali della pubblica amministrazione, condotto sul periodo dal 2021 al 2024. La ricerca collega l’aumento all’adozione della piattaforma pagoPA da parte dei Comuni italiani e a quanto quell’adozione abbia inciso sulla loro capacità di incassare, isolando l’effetto della digitalizzazione dalle tendenze economiche generali del periodo.

Lo studio porta la firma di ricercatori di più discipline, coordinati insieme a pagoPA. Il secondo promotore è un ente pubblico noto come Ragioneria Generale dello Stato, che ha lavorato attraverso due strutture interne: l’unità ministeriale che segue i fondi del Next Generation EU e IGEPA, il suo ispettorato dedicato alla finanza delle pubbliche amministrazioni.

A rispondere alle domande di Adnkronos è Riccardo Fusari. In pagoPA coordina l’area Strategic Coordination & Data, dentro una struttura chiamata Data Strategy & Program Governance. A dirigerla è Michelangelo Quaglia, che nell’azienda ricopre il ruolo di Chief Data Officer. Per Fusari digitalizzare il solo incasso non basta: servono anche processi ripensati a valle, dalla riconciliazione alla rendicontazione, altrimenti il vantaggio economico resta sulla carta.

I margini di miglioramento cambiano molto da servizio a servizio. Mense e asili guadagnano 3,3 punti di riscossione, le multe stradali 2,4, la tassa sui rifiuti 0,9. A pesare è il ruolo di ciascuna voce nei conti dei Comuni: da sola la TARI vale oltre un terzo degli accertamenti tributari (il 31%), le sanzioni al codice della strada arrivano a valere il 17% del totale delle entrate extratributarie, mentre nei servizi scolastici un importo chiaro e una scadenza ricorrente spingono le famiglie a pagare senza rimandare.

Il divario tra territori si sta chiudendo. Il Sud del Paese, isole comprese, ha registrato un balzo di 12 punti percentuali nell’uso dei pagamenti digitali dal 2020 al 2024, riallineandosi alla media nazionale e riducendo il peso del contante. Guardando alla capacità di riscossione di partenza nel 2019, i Comuni più fragili hanno recuperato 10,2 punti percentuali contro i 2,8 dei Comuni già più avanzati. Per Fusari le infrastrutture digitali statali funzionano da livellatore tra territori, non da moltiplicatore dei divari esistenti.

Il PNRR ha fatto da acceleratore. L’80% circa dei Comuni ha risposto agli avvisi collegati alla misura 1.4.3, un bando che stanziava 135 milioni di euro per gli enti disposti a raggiungere obiettivi tecnologici certificati. Il traguardo fissato era di 35 servizi digitali attivi per ente: 6.123 Comuni, il 77% del totale nazionale, lo hanno superato, arrivando in media a più di 39 servizi collegati a testa. A gestire il bando è il dipartimento della Presidenza del Consiglio che si occupa di trasformazione digitale.

L’automazione più marcata riguarda il lato contabile. Collegare in automatico ogni pagamento alla pratica corrispondente riduce il tempo dedicato al controllo manuale degli estratti conto e abbassa il rischio di errori e contestazioni con i cittadini. Il percorso però non è finito: dove restano attivi canali come il bonifico bancario con causale libera, una quota di lavoro manuale per gli uffici tributi resta inevitabile.

A fine 2025 pagoPA serve oltre 46 milioni di utenti, con più di 450 milioni di transazioni transitate sulla piattaforma nel corso dell’anno. Sul solo comparto dei Comuni il conto sale a più di 64 milioni di operazioni, con un valore complessivo vicino a 11,6 miliardi di euro movimentati negli ultimi anni.

Fusari assicura che le analisi condotte su questa mole di dati rispettano regole severe di anonimizzazione. La collaborazione avviata con la Ragioneria punta inoltre a rendere le politiche pubbliche più guidate dai dati. Il prossimo passo riguarda l’integrazione con altri strumenti pubblici: attraverso SEND, lo strumento pubblico che invia notifiche digitali con valore legale, e IO, l’applicazione con cui i cittadini gestiscono i servizi pubblici, l’obiettivo è arrivare a un percorso unico che va dalla notifica al pagamento in pochi secondi.

Per i Comuni che devono ancora completare l’integrazione dei propri servizi su pagoPA, lo studio offre un argomento concreto da portare in giunta: ogni voce di entrata ancora fuori dalla piattaforma è un pezzo di gettito potenziale che oggi resta sul tavolo.

Dati e dichiarazioni riportati da Adnkronos, che non indica la data di pubblicazione dell’intervista a Riccardo Fusari.