Il prezzo dell’oro spot è sceso a 4.287 dollari l’oncia, terzo calo settimanale consecutivo per il metallo giallo. I future statunitensi in scadenza a dicembre cedono lo 0,5%, scendendo a 4.330 dollari. Anche la settimana precedente, terminata l’11 settembre, aveva segnato un ribasso dell’1,65%, a 4.349,42 dollari.

La discesa arriva nel giorno in cui la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, decide sui tassi: l’esito non è ancora noto. Il mercato però ha già alzato le attese di un rialzo: secondo lo strumento FedWatch del CME, la probabilità è salita in pochi giorni all’86,5%, dal 67% di una settimana fa.

Due fattori alimentano la cautela sull’oro. Il petrolio Brent contribuisce alla pressione: il greggio è salito di oltre due punti percentuali e viaggia sopra i 108 dollari al barile, alimentando il rischio di un’inflazione più alta. I rendimenti dei Treasury Usa, nel frattempo, hanno oltrepassato quota 5%, la soglia psicologica che i mercati osservano da mesi. Un oro che non paga interessi diventa meno attraente man mano che i tassi reali crescono.

Tim Waterer, capo analista di mercato di KCM Trade, descrive un oro senza venti favorevoli in questa fase: l’energia più costosa e le attese di rialzi tanto della Fed quanto della Bank of Japan creano insieme una spinta ribassista. Secondo Waterer, i cali dovrebbero comunque attirare compratori come copertura, finché il quadro tra tensioni geopolitiche e banche centrali resta incerto.

A fine gennaio l’oro aveva toccato un massimo storico intraday vicino ai 5.600 dollari l’oncia, spinto in gran parte dagli acquisti eccezionali delle banche centrali e dai flussi verso i fondi quotati specializzati in oro. Rispetto a quel massimo, il metallo accusa oggi un distacco di circa 23 punti percentuali, pur restando su livelli alti rispetto a due anni fa.

Anche Goldman Sachs ha rivisto le sue previsioni: la banca porta il traguardo di fine 2026 fino a quota 4.900 dollari, in calo dai precedenti 5.400 dollari l’oncia, con un’ipotesi più pessimistica a 4.440 dollari. Lo stesso obiettivo, 4.900 dollari, ricompare come traguardo di fine anno anche nelle analisi pubblicate a metà settembre.

Secondo Money.it, Kitco News realizza ogni settimana un sondaggio che mette a confronto il sentiment dei professionisti di mercato con quello degli investitori privati: l’ultima rilevazione, datata 11 settembre, racconta un quadro diviso. Tra i 14 esperti di Wall Street coinvolti nella rilevazione, il 64% si dice rialzista sull’oro nel breve periodo, il 14% ribassista; tra i 218 investitori retail coinvolti la maggioranza rialzista scende al 53%. Bob Haberkorn, strategist di StoneX, giudica che l’oro possa arrivare vicino ai 5.000 dollari entro la fine dell’anno, anche senza un rialzo della Fed.

Per chi guarda all’oro come bene rifugio in portafoglio, il dato da seguire nelle prossime ore è l’esito della riunione Fed di oggi: un rialzo già scontato dal mercato potrebbe non spostare granché i prezzi, mentre una sorpresa accomodante rischia di invertire in fretta il calo delle ultime tre settimane.

Dati e analisi riportati da Money.it in un articolo dell’Ufficio Studi pubblicato ieri, martedì 15 settembre 2026.