Oracle ha fissato a 116 dollari il prezzo delle nuove azioni e martedì 3 novembre il titolo ha recuperato terreno a Wall Street. Nel pomeriggio italiano le quotazioni toccavano 124,68 dollari, il 4,58% in più rispetto a lunedì, giorno in cui aveva chiuso a 119,22 dollari, in calo dell’8,76%. Lo riporta Money.it.

La raccolta vale 20 miliardi di dollari, divisi in due offerte indipendenti. Dieci miliardi arrivano da azioni ordinarie, altri dieci da obbligazioni senior, senza garanzie su beni specifici. Oracle ha collocato 86.206.897 azioni nuove, e l’incasso netto è di circa 9,9 miliardi. Il prezzo di 116 dollari sta il 2,7% sotto la chiusura di lunedì. Il 30 ottobre, un venerdì, il titolo quotava 130,67 dollari: rispetto a quel livello il calo arriva all’11,2%.

Le obbligazioni sono divise in cinque tranche, tutte con tasso fisso e scadenze dal 2029 al 2046. Le cedole vanno dal 7% all’8,65%. Pesando ogni tranche per l’importo, la media sfiora il 7,8%, e il costo in interessi arriva quasi a 780 milioni di dollari annui. Entrambe le operazioni dovrebbero chiudersi mercoledì 4 novembre.

A pesare è soprattutto il momento. Il 28 ottobre, all’Investor Day, il gruppo aveva promesso di non andare oltre i 20 miliardi di dollari di nuove emissioni fino all’esercizio fiscale 2030, escludendo i rifinanziamenti: metà in azioni, metà in debito. Cinque giorni dopo quel limite è stato usato per intero.

Sul piano formale la promessa regge, visto che la soglia degli impegni non è stata oltrepassata. Chi però si aspettava una raccolta distribuita negli anni se l’è trovata tutta insieme. A quella cifra si aggiungono i 20 miliardi già incassati con la vendita diretta di azioni sul mercato, completata tra giugno e agosto 2026.

Il prospetto non nomina progetti né clienti e parla solo di «general corporate purposes». Il contesto però è noto. Oracle è molto esposta agli investimenti in data center dedicati all’intelligenza artificiale, e a febbraio aveva già presentato un piano di raccolta da 45-50 miliardi tra obbligazioni e azioni. Secondo i target mostrati agli investitori, la cassa generata dopo gli investimenti tornerà positiva solo nel secondo semestre dell’esercizio fiscale 2028, che per il gruppo finisce a maggio.

Perché allora il titolo risale? Martedì Oracle non ha depositato nuovi documenti né diffuso comunicati, quindi il recupero è una reazione di mercato. Il prezzo è arrivato nel giro di un giorno, e l’incertezza è sparita su quanto e a quali condizioni sarebbe arrivata la raccolta. La diluizione è del 2,85% rispetto alle azioni in circolazione a fine agosto, e il ribasso di lunedì sembra averla già scontata. Pesa anche il lock-up: per due mesi la società non emetterà altre azioni, con le sole deroghe indicate nel prospetto.

Il rimbalzo lascia intatta la situazione di fondo. La media mobile delle ultime 20 sedute è a 133,57 dollari, quindi il prezzo resta al di sotto. Un anno fa il titolo quotava più del doppio.

Le cedole alte raccontano quanto costi il denaro a Oracle. Per le nuove notes Fitch indica BBB, Moody’s Baa2 con prospettive negative, S&P BBB-, l’ultimo gradino prima della fascia speculativa. Il gruppo considera una priorità mantenere l’investment grade, e con il tetto già consumato la tenuta dipende dagli incassi promessi.

Chi segue il titolo ha due riferimenti. Il primo è la fascia compresa fra il prezzo del collocamento, 116 dollari, e 114,50 dollari, il punto più basso toccato in un anno: i grafici la leggono come possibile supporto. Il secondo è il secondo semestre dell’esercizio 2028: lì si vedrà se i conti sostengono il debito.

Secondo Money.it, articolo dell’Ufficio Studi pubblicato martedì 3 novembre 2026.