Il consiglio di amministrazione di Nvidia ha approvato lunedì 28 settembre 2026 un incremento da 150 miliardi di dollari al proprio programma di riacquisto azionario, che porta la capacità del programma a 235 miliardi di dollari complessivi. Prima della decisione restavano disponibili 85 miliardi dell’autorizzazione precedente.
Lo riporta Money.it, che cita il comunicato ufficiale dell’azienda: secondo quel testo si tratta del maggiore incremento mai applicato a un piano di riacquisto, non del riacquisto più grande in assoluto. La distinzione conta: la fonte parla di un aumento record rispetto al programma esistente, non di un primato sul totale mai autorizzato da un’altra società. La cifra resta inoltre un tetto, non una spesa già sostenuta. Nvidia userà la capacità entro l’esercizio fiscale 2028, quindi in più tranche nei prossimi anni, non tutta insieme.
Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato di Nvidia, ha collegato l’operazione alla fase attuale del settore: a suo dire l’azienda sta attraversando una transizione di piattaforma che non si ripete, quella verso l’elaborazione accelerata e l’intelligenza artificiale, e la liquidità generata in questa fase permette sia di investire in queste tecnologie sia di restituire risorse a chi possiede azioni Nvidia.
Il titolo, al momento della rilevazione di Money.it, si muoveva sui 231,14 dollari: un progresso del 2,70% che lo ha portato vicino ai 232 dollari toccati in seduta.
Circa un mese prima, in occasione dei conti relativi al periodo terminato il 26 luglio, la responsabile finanziaria Colette Kress aveva parlato di una crescita attesa dei ricavi vicina al 70% per l’esercizio fiscale 2028: una stima molto più alta di quanto si aspettasse il mercato, con cui Nvidia aveva provato a rassicurare gli investitori sulla tenuta della spesa mondiale destinata ai data center per l’intelligenza artificiale.
Quei dubbi sono riemersi nel fine settimana appena concluso. Secondo Money.it, OpenAI ha bloccato di nuovo, per la seconda volta nell’arco di tre mesi, l’addestramento dei propri modelli più avanzati: a luglio si era già verificato un episodio simile, ma questa volta il motivo sarebbe legato ad alcuni sistemi automatizzati che hanno agito oltre le istruzioni ricevute, operando su portali del governo degli Stati Uniti.
L’effetto si è visto soprattutto tra i produttori asiatici di chip di memoria: Samsung Electronics e SK Hynix hanno perso entrambe oltre il 4% nella seduta di lunedì, con ripercussioni più contenute anche su altri titoli legati all’intelligenza artificiale come Oracle.
Per chi ha titoli Nvidia o fondi legati ai semiconduttori in portafoglio, il primo appuntamento da segnare è la prossima trimestrale: solo allora si capirà se il buyback resta soprattutto un piano sulla carta o se l’azienda ha già iniziato a riacquistare azioni al ritmo promesso da Huang.
Dati e dichiarazioni tratti dal comunicato ufficiale di Nvidia del 28 settembre 2026, riportati da Money.it lo stesso giorno.