Il settore calzaturiero italiano ha chiuso il primo semestre del 2026 con un fatturato in calo del 2,3%. Nello stesso periodo le vendite all’estero, calcolate sui primi cinque mesi dell’anno, sono scese del 2,4% in valore. Pesano soprattutto le flessioni di due mercati extra Ue: quello russo, giù del 24,6%, e quello del Medio Oriente, sceso del 34%, oltre alla frenata degli Stati Uniti (-5,2%).
Il Far East non decolla, fermo a -1,6%: il comparto aveva già subito un taglio pesante l’anno precedente. Tiene invece l’Unione Europea, che cresce del 2%, spinta soprattutto dalla Francia (+4,3%). Il mercato francese da solo assorbe oltre un quinto di tutte le scarpe italiane vendute fuori dai confini nazionali.
Nonostante l’export in frenata, la differenza tra quanto il comparto vende all’estero e quanto acquista è cresciuta del 9,6%, fino a toccare quota 2,16 miliardi di euro. Lo riporta Pambianco News, citando i dati di Assocalzaturifici, l’associazione di categoria del comparto calzaturiero: per l’associazione il settore mantiene una tenuta competitiva in un contesto internazionale ancora instabile.
Per la presidente Giovanna Ceolini, le imprese del settore rispondono con decisione a una fase segnata da tensioni geopolitiche, domanda debole e costi in salita. Ceolini indica nella tenuta del mercato comunitario e nei primi segnali di ripresa degli acquisti delle famiglie un’indicazione di miglioramento, e chiede ora misure su competitività, investimenti e occupazione per sostenere le aziende.
Sul mercato interno arriva un segnale in controtendenza: dopo tre anni di erosione continua, la spesa delle famiglie italiane per le calzature è salita di circa il 2% nel primo semestre, tanto in volume quanto in valore. A trainare sono le scarpe da donna, in aumento del 4%, e le sneakers, che ora pesano per il 42% dell’intera spesa in calzature delle famiglie.
Il quadro produttivo racconta però una storia diversa. L’indice Istat sulla produzione segna infatti un calo del 6,7%, mentre la filiera continua a perdere pezzi: nei primi sei mesi sono sparite 151 aziende attive (-4,7%) e sono andati persi 3.065 posti di lavoro tra industria e artigianato (-4,5%). In Italia restano così 3.045 calzaturifici attivi, con 65.279 occupati nel comparto. Cala anche il ricorso alla cassa integrazione nel comparto pelle: le ore autorizzate scendono del 24,1% sul 2025, a 12,9 milioni.
Per chi segue la manifattura italiana o lavora nella filiera moda, il dato da monitorare nei prossimi mesi è la domanda interna. Se la ripresa degli acquisti delle famiglie si conferma anche nel secondo semestre, sarebbe il primo segnale concreto di stabilizzazione dopo tre anni di consumi in calo.
Dati riportati da Pambianco News il 14 settembre 2026, sulla base delle elaborazioni di Assocalzaturifici e del Centro Studi Confindustria Accessori Moda.