Mercoledì 7 ottobre le azioni di Mps hanno perso circa il 4% in giornata a Piazza Affari, facendo peggio del listino. Nel corso della seduta il Ftse Mib cedeva circa il 2,4%. A pesare sul titolo sono le indiscrezioni su come la Bce potrebbe reagire a un dividendo straordinario più ricco.
Il quadro generale era già teso. Una nuova ondata di vendite sui titoli di Stato dell’area euro ha spinto il rendimento del Btp decennale fino al 4,67%, con un rialzo di 15 punti base in giornata. Lo spread con il Bund è salito a 117 punti base, mentre l’attenzione resta alta anche sugli Oat francesi.
Su questo sfondo si inserisce la partita tra Mps e Intesa Sanpaolo, che ha rilanciato la propria offerta pubblica sulla banca senese. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio difende una strategia indipendente, con due offerte di scambio rivolte a Banca Generali e a Banco Bpm. Una contromossa possibile è alzare la cedola straordinaria: oggi vale 4 miliardi di euro.
Secondo quanto riportato da ANSA, un dividendo più pesante rischierebbe di portare Rocca Salimbeni nel mirino della Bce. L’agenzia scrive che la vigilanza guarderebbe soprattutto alla tenuta del capitale nel tempo. Money.it ha ripreso le indiscrezioni, che arrivano da fonti di mercato e non da annunci della banca.
Lo scenario più aggressivo prevede due passi. Mps venderebbe la quota in Generali, poi girerebbe ai soci anche una quota dell’eccedenza patrimoniale accumulata negli ultimi anni. Il Cet1 ratio scenderebbe dall’attuale 16% (si stima il 16,5% a fine 2026) fino a 13,5-14% circa, più vicino alle altre grandi banche italiane.
I conti, sempre secondo le fonti, sono questi: da 2 a 2,5 miliardi in più da dividere tra i soci, cioè 0,7-0,85 euro per azione. Sommati ai 9 miliardi circa della cessione di Generali, si arriva a circa 11 miliardi, quasi 3,7 euro per ogni titolo. Dopo lo stacco la quotazione teorica calerebbe verso 7,9 euro circa, oltre il 30% sotto gli 11,6 euro del momento.
Il capitale in eccesso non è soltanto denaro da distribuire. Serve anche da cuscinetto per eventuali richieste del regolatore, per i costi di integrazione e per un peggioramento dell’economia. La Bce, ricordano le fonti, non si ferma al Cet1 del giorno dopo la distribuzione: valuta i trimestri successivi, il rischio di integrazione, l’andamento del credito e gli scenari di stress.
C’è poi il nodo industriale. Secondo le stesse fonti, gli azionisti incasserebbero una cedola una tantum e si ritroverebbero con un istituto ridimensionato, con meno attività diverse e più legato all’integrazione di Mediobanca. Il mercato potrebbe assegnargli un rischio percepito maggiore e multipli più bassi.
Per chi ha Mps in portafoglio, il punto da seguire è la risposta di Lovaglio al rilancio di Intesa. Una cedola record vale 3,7 euro per azione una volta sola, e il prezzo da pagare è una banca con meno capitale.
Money.it, articolo di Laura Naka Antonelli del 7 ottobre 2026, che riprende le indiscrezioni diffuse da ANSA.