Banco Bpm apre oggi la settimana che potrebbe chiarire il destino della sua offerta su Mps. Nel pomeriggio si riunisce il consiglio di amministrazione, con la maggioranza dei membri collegati da remoto, secondo indiscrezioni riportate da AdnKronos. Alcune fonti finanziarie citate dall’agenzia ipotizzano che i consiglieri diano mandato all’amministratore delegato Giuseppe Castagna per approfondire l’operazione nel merito.
Sul tavolo resta soprattutto la posizione di Credit Agricole. La banca francese aveva aperto uno spiraglio a giugno, salvo poi esprimere contrarietà alla fusione tra Bpm e Mps e ribadire la preferenza per un’aggregazione tra Bpm e la propria controllata Credit Agricole Italia. Le fonti raccolte da AdnKronos non escludono che i consiglieri legati alla banca francese si astengano nel voto odierno, rinviando un eventuale veto a una fase successiva. L’economista Marcello Messori, che ha guidato in passato Ferrovie dello Stato come presidente, ha detto ad AdnKronos di non vedere ragioni per aderire alla proposta.
Nel ragionamento di Messori, i francesi controllano già di fatto Banco Bpm e possiedono per intero Credit Agricole Italia: unire le due controllate darebbe loro una dimensione rilevante sul mercato nazionale, con il respiro di un gruppo europeo alle spalle. Nel nuovo soggetto nato dall’operazione con Mps, invece, il loro peso scenderebbe a quello di azionista di minoranza, per via dei vincoli pensati per impedire a Credit Agricole di salire fino alla maggioranza relativa.
Sempre oggi, alle 15, il ministero dell’Economia ospita un incontro tra il ministro Giancarlo Giorgetti e una delegazione toscana composta dal governatore Eugenio Giani, da Nicoletta Fabio, sindaca di Siena, e da Agnese Carletti, che guida la provincia. Nella lettera inviata al ministro, gli enti locali descrivono Mps come un presidio economico e occupazionale imprescindibile per il territorio senese, e chiedono al governo di valutare ogni strumento a disposizione, incluso il golden power, prima che la quota pubblica ancora presente nella banca senese venga ceduta del tutto. Anche il consiglio di Generali dovrebbe riunirsi a breve, anche se la data non è ancora fissata.
Il vero ostacolo per i piani dell’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, resta però il calendario. L’operazione dovrà passare dal voto dei soci: per approvarla servono i due terzi del capitale rappresentato in assemblea, e quell’assemblea è stata fissata al 29 ottobre. Gli uffici legali di Intesa Sanpaolo starebbero valutando proprio questa data come possibile oggetto di osservazioni alla Consob. Il nodo è la passivity rule, la norma che, da quando Intesa Sanpaolo ha reso pubblica la propria offerta su Mps, limita la libertà del management senese di compiere iniziative capaci di ostacolarla senza il via libera dei soci. Fissare il voto a fine ottobre lascia a Lovaglio settimane utili per costruire consenso tra gli investitori, un margine che secondo chi solleva il tema potrebbe collidere proprio con quel vincolo.
Da settembre l’amministratore delegato conta di moltiplicare i colloqui con investitori istituzionali per illustrare il progetto, ma la strada resta in salita. Il Financial Times ha definito l’operazione “folle”, e Messori osserva che questa volta gli investitori istituzionali potrebbero non seguirlo. Gli analisti di Equita segnalano un livello di rischio esecutivo alto, ipotesi industriali impegnative e un ritorno economico limitato per chi possiede azioni delle società coinvolte nell’operazione.
In Borsa il mercato ha già dato un primo giudizio. Ieri Mps ha chiuso in rialzo dello 0,38%, mentre Banco Bpm ha perso il 2,31% e Banca Generali lo 0,60%. Chi ha titoli bancari italiani coinvolti nel risiko dovrebbe seguire due appuntamenti: l’esito del cda di oggi e il calendario dell’assemblea Mps del 29 ottobre, i due elementi che stabiliranno se l’operazione arriverà davvero al voto dei soci.
Dati e dichiarazioni riportati da AdnKronos nell’articolo firmato da Andrea Persili e pubblicato il 24 agosto 2026.