Moody’s ha confermato Aa3 per il debito sovrano francese e ha lasciato negativa la prospettiva. L’agenzia americana ha deciso venerdì 23 ottobre, scansando un declassamento che gli osservatori consideravano probabile. Lo riporta l’agenzia AGI.
Un taglio avrebbe portato Parigi allo stesso livello assegnato da Fitch e S&P. Così non è stato, e Sébastien Lecornu, primo ministro, ha rivendicato il risultato: secondo lui la conferma contraddice chi pronosticava il declino. Moody’s però precisa che la nota non annuncia alcuna azione sul rating e non dice quanto sia probabile una mossa nel prossimo futuro.
Il giudizio resta sospeso a due condizioni. Moody’s parte dall’ipotesi che la Francia approvi per il 2027 una manovra capace di ridurre il deficit. Si aspetta inoltre che nei prossimi mesi calino un poco sia il costo del denaro per lo Stato sia le tensioni sociali. Se una delle due ipotesi salta, il rating perde il suo appoggio.
I punti deboli elencati dall’agenzia sono concreti. Rispetto all’ultima revisione periodica, la crescita è più lenta e il deficit più alto, quindi il peso del debito risulta leggermente sopra le attese. I rendimenti delle obbligazioni statali hanno corso più del previsto. Le proteste sociali, scrive Moody’s, potrebbero frenare il risanamento dei conti.
Pesa anche la politica. Secondo l’agenzia, un parlamento diviso mette sotto pressione le istituzioni, perché spesso si scontra con l’esecutivo. La manovra è in discussione proprio ora, e AGI segnala il timore di nuove violenze e saccheggi sabato. La cautela di Moody’s si capisce guardando a questo calendario.
Nello stesso giorno Scope Ratings, agenzia europea, ha confermato il giudizio sull’Italia: BBB+ con outlook positivo. A sostenerlo sono la disciplina di bilancio attesa e una maggiore tenuta dell’economia. Il confronto tra le due agenzie va fatto con prudenza, perché valutano Paesi diversi con scale e metodi propri.
I numeri di Scope sull’Italia raccontano un percorso a più tappe. Nel 2020 il disavanzo toccava il 9,4% del Pil; cinque anni dopo era sceso al 3,1%. Scope lo vede risalire al 3,4% nel 2027 e poi scendere fino al 2,7%, con traguardo il 2031.
L’allargamento ha una causa dichiarata. Scope conta sul ricorso alla deroga nazionale prevista dalle regole Ue per difesa e sicurezza energetica, che a suo avviso farà salire il disavanzo nominale solo in modo temporaneo e modesto. Resta quindi una stima dell’agenzia, non un dato di bilancio.
Più avanti, secondo la previsione, un saldo primario più forte dovrebbe compensare la spesa per interessi in crescita. Il rapporto tra debito e Pil si stabilizzerebbe intorno al 135% nel 2031. Lo scenario presuppone che la politica fiscale resti ancorata alle regole europee.
Per chi segue i titoli di Stato, la data da segnare è l’approvazione della manovra francese per il 2027. Da quel voto dipende se l’outlook negativo di Moody’s si ritira o diventa un taglio.
Secondo AGI, che ha riportato le valutazioni di Moody’s e di Scope Ratings venerdì 23 ottobre 2026.